Anche la sub-locazione dà diritto al credito d’imposta previsto dal decreto Rilancio

tasse-1-min

Anche la sub-locazione dà diritto al credito d’imposta previsto dal decreto Rilancio

Autore: Redazione Fiscal Focus

Con la risposta ad istanza di interpello n. 356 pubblicata ieri, l’Agenzia delle entrate è ritornata ad occuparsi del credito d’imposta introdotto dall’articolo 28 del D.L. n. 34 del 19 maggio 2020 per i canoni di locazione corrisposti dagli esercenti attività d’impresa, arte o professione, per gli immobili destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

Sulla questione l’Agenzia si era già espressa prima dell’estate con la Circolare n. 14/E del 6 giugno scorso con la quale aveva fornito ogni indicazione utile alla fruizione della misura.

Il credito d’imposta di cui all’art. 28 del D.L. n. 34/2020– Si rammenta che in virtù della richiamata norma presente nel decreto Rilancio, gli operatori economici con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 34/2020 hanno la possibilità di fruire di un credito da utilizzare in compensazione tramite modello F24 calcolato nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo corrisposto in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio 2020.

Nel caso di affitto di azienda, invece, la percentuale di determinazione del credito d’imposta scende al 30%.

L’agevolazione compete a condizione che i soggetti locatari abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.

La Circolare n. 14/E, esattamente quanto l’articolo 28 del decreto Rilancio, nel tracciare l’ambito applicativo della misura non prende esplicitamente in considerazione l’ipotesi della sublocazione.

Le Entrate, tuttavia, nel paragrafo 3 delle Circolare spiegano che i canoni sui quali deve essere determinato il credito d’imposta spettante sono quelli relativi ai contratti di locazione di cui agli articoli 1571 e seguenti del Codice Civile e la cui disciplina è regolata dalla legge n. 392 del 27 luglio 1978.

La risposta n. 356 del 15 settembre 2020– Il documento di prassi pubblicato ieri contempla il caso concreto e personale prospettato all’Agenzia da un avvocato che esercita la libera professione conducendo una stanza facente parte di un fabbricato in forza di un contratto di sublocazione regolarmente registrato.

Dal momento che, come si è accennato, non vi sono indicazioni sull’eventuale fruizione del credito d’imposta in caso di sublocazione, il professionista chiede se anche nel suo caso sia possibile fruire del credito d’imposta rispettando naturalmente tutti i requisiti previsti dalla norma.

La risposta dell’Amministrazione finanziaria non può che essere affermativa giacché, coerentemente con le linee guida tracciate con la Circolare n. 14/E di giugno, la sublocazione rientra nel raggio d’azione degli articoli 1571 e seguenti del Codice Civile e della legge n. 392 del 27 luglio 1978, nota come legge sull’equo canone.

In particolare la facoltà della sublocazione è garantita dall’articolo 1594 del Codice Civile, mentre ne disciplina la durata, insieme a quella della locazione, l’articolo 27 della legge n. 392/1978.

La circostanza che la sublocazione sia un negozio giuridico riconducibile alle citate norme richiamate nella Circolare di giugno, è sufficiente pertanto a dare diritto alla fruizione del credito d’imposta quand’anche non abbia ad oggetto l’intero immobile, ma una sola parte di esso.
È opportuno rammentare, infine, che l’articolo 77, comma 1, del D.L. n. 104 del 14 agosto 2020, ha allungato di un ulteriore mese la fruibilità del credito d’imposta previsto dal decreto Rilancio. Ciò, naturalmente, a condizione che sussista il rispetto di tutti i requisiti previsti tra i quali l’avvenuta corresponsione del canone locatizio.