Bonus per la sicurezza dei luoghi di lavoro: non si applica ai professionisti c.d. ordinistici

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Bonus per la sicurezza dei luoghi di lavoro: non si applica ai professionisti c.d. ordinistici

Autore: Redazione Fiscal Focus

L’Agenzia delle Entrate ha fornito le prime indicazioni con la Circolare n. 20 del 2020 al fine di fruire del credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro (art. 120 del decreto) e del credito di imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione (art. 125 del decreto).

Inoltre, è stata resa concretamente operativa la possibilità di cessione dei predetti crediti prevista dall’art. 122 del medesimo decreto. Le relative modalità sono state stabilite dal provvedimento direttoriale n. 259854/2020. Sarà così necessario, al fine di effettuare la cessione del credito, inviare una specifica comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

L’adeguamento degli ambienti di lavoro – Tale credito di imposta viene riconosciuto con riferimento alle spese sostenute per l’adeguamento dei luoghi di lavoro necessarie al fine della riapertura in sicurezza delle attività. Il beneficio riguarda esclusivamente le attività aperte al pubblico come, ad esempio, bar, ristoranti, alberghi, teatri e cinema.

Il documento di prassi ha chiarito che deve trattarsi di attività di impresa, arte o professione esercitata in un luogo aperto al pubblico, ovvero in un luogo al quale il pubblico possa liberamente accedere, senza limite o nei limiti della capienza, ma solo in certi momenti o alle condizioni di chi esercita un diritto sul luogo.

La circolare, al fine di eliminare sul nascere qualsiasi dubbio, ha indicato i codici ATECO delle attività per la quali è possibile fruire di tale credito di imposta. Non sono indicate le attività professionali ordinistiche quali, ad esempio, i dottori commercialisti, gli avvocati, gli ingegneri, gli architetti, i notai, etc.

L’agevolazione spetta anche alle associazioni, fondazioni e altri enti privati, compresi gli enti del terzo settore a condizione, però, che non esercitino con carattere di prevalenza o in via esclusiva attività d’impresa. Si pone quindi il problema se il beneficio possa essere fatto valere anche dalle associazioni sportive dilettantistiche che potrebbero aver conseguito prevalentemente proventi commerciali in virtù dei relativi contratti di sponsorizzazione. Tale situazione è fisiologica per i sodalizi sportivi. Infatti, in tale ipotesi non trova applicazione l’art. 149 del TUIR secondo cui gli enti associativi, diversi dalle associazioni sportive e gli enti ecclesiastici, possono perdere la qualifica di enti no profit qualora i proventi commerciali siano prevalenti.

In considerazione del dato testuale della disposizione, tali soggetti sono inclusi tra i beneficiari dell’agevolazione, anche nell’ipotesi in cui non svolgano una delle attività individuate all’allegato 1 aperte al pubblico.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito anche indicazioni dal punto di vista oggettivo circa la natura delle spese agevolabili. Alcune delle spese riguardano interventi di tipo edilizio come, ad esempio, quelle sostenute per il rifacimento di spogliatoi e delle mense, per la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni, nonché per l’acquisto di arredi di sicurezza. Il credito di imposta spetta anche per le spese relative ad investimenti agevolabili come quelli che consentono di acquisire strumenti o tecnologie che possono garantire lo svolgimento in sicurezza dell’attività lavorativa da chiunque prestata, quali ad esempio i programmi software, i sistemi di videoconferenza, quelli della sicurezza per la connessione, etc.

Il credito di imposta è pari al 60 per cento con un limite massimo di spese ammissibili pari a 80.000 euro. Il beneficio non può quindi superare la soglia di 48.000 euro. L’Agenzia delle Entrate ha rilevato come la disposizione in rassegna faccia genericamente riferimento alle spese sostenute nell’anno 2020. Conseguentemente, il credito di imposta spetta anche se le spese sono state sostenute prima del 19 maggio 2020, cioè anteriormente alla data di entrata in vigore del D.L. n. 34/2020. In pratica deve essere applicato il principio di cassa, essendo essenziale che la spesa sia stata materialmente sostenuta nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2020.

Le spese di sanificazione – L’articolo 125 disciplina, invece, il credito di imposta relativo alle spese di sanificazione sostenute. Il beneficio è pari al 60 per cento dell’onere, ma con un massimale pari a 60.000 euro per ciascun beneficiario. In questo caso, però, il limite è riferito al credito di imposta e non alle spese sostenute. Pertanto, il massimale degli oneri in grado di “generare” il credito massimo fruibile ammonta a 100.000 euro.

La comunicazione all’Agenzia delle Entrate – Indipendentemente dalla volontà di cedere il credito i soggetti interessati, al fine di fruire del beneficio, dovranno inviare all’Agenzia delle Entrate il modello approvato con il citato provvedimento direttoriale. Ciò al fine di comunicare preventivamente l’ammontare delle spese che danno origine al credito di imposta (sia per l’adeguamento dei luoghi di lavoro sia per la sanificazione).

La comunicazione dell’ammontare delle spese sostenute per l’adeguamento dei luoghi di lavoro può essere effettuata dal 20 luglio 2020 al 30 novembre 2021. Invece, la comunicazione delle spese sostenute per la sanificazione deve essere inviata dal 20 luglio 2020 al 7 settembre del medesimo anno.

L’invio del modello deve essere effettuato esclusivamente utilizzando l’apposito servizio web presente nell’area riservata del sito internet o tramite i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate con l’esito che sarà reso noto entro cinque giorni.