Cassa integrazione in deroga: i chiarimenti non finiscono mai

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Cassa integrazione in deroga: i chiarimenti non finiscono mai

Autore: Redazione Fiscal Focus

Un mese e mezzo dopo la pubblicazione del decreto n. 34 del 19 maggio 2020, che ha istituito la nuova procedura “semplificata” delle casse integrazioni in deroga, i chiarimenti sulla modalità e sui termini di presentazione non accennano ad arrestarsi, segnale evidente che complicare è semplice ma, quando si tratta di semplificare, non sempre i risultati sperati risultano essere quelli attesi.

Come detto, il decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020 recante “misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID19” e, successivamente, il decreto legge n. 52 del 16 giugno 2020 recante “ulteriori misure urgenti in materia di trattamento di integrazione salariale, nonché proroga di termini in materia di reddito di emergenza e di emersione dei rapporti di lavoro” definivano il nuovo impianto regolatorio in materia di integrazioni salariali in deroga connesse alla sospensione o riduzione dell’attività lavorativa in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19.

Nel perdurare delle conseguenze occupazionali della crisi sanitaria, a partire dal mese di marzo 2020, si sono susseguiti diversi provvedimenti normativi che hanno costituito l’impianto delle disposizioni in base al quale sono state erogate le prestazioni di integrazione salariale in deroga, inizialmente sotto la competenza delle regioni. Con il decreto legge n. 34 del 2020, si porta a compimento la transizione dell’istituto della CIG in deroga adottato nel corso della crisi epidemiologica da COVID-19, e, nell’ottica della semplificazione e in relazione all’esigenza di standardizzare i processi amministrativi tesi al riconoscimento della misura di sostegno ai lavoratori, la normativa da ultimo adottata ha previsto procedure accentrate, relative all’intero territorio nazionale, che avrebbero dovuto consentire un accesso più rapido al trattamento, facendo transitare la gestione del processo amministrativo presso l’INPS, in qualità di unico Ente preposto alla gestione di tutti gli interventi di integrazione salariale. Tuttavia, le previsioni di snellimento del processo pensate dal legislatore, non si sono concretizzate nei fatti, con la conseguenza che quarantacinque giorni dopo la pubblicazione del decreto, si continuano a produrre atti volti a chiarire le procedure.

Il primo luglio, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha diffuso la circolare n. 38, in cui, al punto 4, tenta di definire, ancora una volta, i tempi e le modalità per la presentazione delle domande, evidentemente poco chiari.

Il decreto legge n. 34 del 2020, e successivamente il decreto legge n. 52 del 2020, hanno previsto che i trattamenti di integrazione salariale in deroga di cui all’articolo 22 del decreto-legge n.18 del 2020, per periodi successivi alle prime nove settimane, siano concessi dall’INPS, previa presentazione della domanda da parte del datore di lavoro. Pertanto, per le prime nove settimane di trattamento relative al periodo 23 febbraio 2020 – 31 agosto 2020, ovvero per i trattamenti di cui all’articolo 22 comma 8 bis e quater, la competenza rimane in capo alle regioni o al Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel caso di aziende plurilocalizzate, mentre, per le domande di concessione dell’ammortizzatore sociale in deroga, per i periodi successivi alle prime nove settimane, la competenza passa alla sede Inps territorialmente competente.

Termini di presentazione delle istanze – Quanto ai termini di presentazione delle istanze, l’articolo 1 comma 2 del decreto legge n. 52 del 2020 ha introdotto dei termini di decadenza. Le domande di accesso alla CIG in deroga ai sensi dell’articolo 22 del decreto legge n. 18 del 2020, convertito in legge n. 27 del 2020, devono essere presentate, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa. In sede di prima applicazione, tale termine è spostato al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore del decreto legge n. 52 del 2020, ovvero, al 17 luglio 2020. Per le domande riferite a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 il termine è fissato, a pena di decadenza, al 15 luglio 2020. Indipendentemente dal periodo di riferimento, i datori di lavoro che abbiano erroneamente presentato domanda per i trattamenti diversi da quelli a cui avrebbero diritto o comunque con errori o omissioni che ne hanno impedito l’accettazione, possono presentare domanda nelle modalità corrette entro 30 giorni dalla comunicazione dell’errore nella precedente istanza da parte dell’amministrazione di riferimento, a pena di decadenza, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge n. 52 del 2020, ovvero, entro il 17 luglio 2020.

Per le istanze con richiesta di acconto del 40% da parte dell’Inps, i datori di lavoro sono tenuti a procedere entro i seguenti termini:

a) a decorrere dal 18 giugno 2020, ai fini della richiesta dell’anticipazione di pagamento del trattamento, l’istanza è presentata all’INPS entro il quindicesimo giorno successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività. Se il periodo di sospensione o di riduzione ha avuto inizio prima del 18 giugno 2020, l’istanza è presentata entro il 3 luglio 2020;
b) in tutti i casi in cui l’istanza non sia trasmessa entro i suddetti termini, la stessa può essere comunque presentata, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività. In sede di prima applicazione, tale termine è spostato al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore del decreto legge n. 52 del 2020 (17 luglio 2020), se tale ultima data è posteriore a quella innanzi indicata;
c) per i trattamenti riferiti a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020, l’istanza può essere presentata, a pena di decadenza, entro il termine del 15 luglio 2020.
Da ultimo, il Decreto interministeriale n. 9 del 20 giugno 2020 all’articolo 1, comma 3, lettera b, indica che le domande di cassa integrazione con pagamento diretto e anticipo del 40% vanno presentate a pena di decadenza entro il 17 luglio: la data del 3 luglio è, pertanto, un termine ordinatorio e non decadenziale.