Cassa integrazione per gli artigiani: una nuova sentenza fa tremare Inps e Fsba.

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Cassa integrazione per gli artigiani: una nuova sentenza fa tremare Inps e Fsba.

Autore: Redazione Fiscal Focus

Ne abbiamo parlato e scritto tanto in questi mesi, gli artigiani hanno rappresentato la croce e delizia di questa emergenza sanitaria e la cassa integrazione, per loro, sembrava essere negata quasi per diritto.

Facciamo qualche passo indietro, l’art. 27 del D.Lgs. n.148/2015, istituisce i fondi di solidarietà bilaterali alternativi per i settori dell’artigianato e della somministrazione. Tali fondi di solidarietà, gestiti da Fondi bilaterali a livello regionale, applicano, nei confronti degli aderenti, una quota di contribuzione maggiorata pari allo 0,60% degli imponibili previdenziali, a copertura di misure destinate ad assicurare ai lavoratori una tutela reddituale in costanza di rapporto di lavoro, in caso di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa. Ai lavoratori sospesi per crisi aziendali o occupazionali regolarmente iscritti al FSBA è fornita una indennità ai sensi dell’art. 27, del D.Lgs. n. 148/2015, nei limiti previsti dagli articoli 30 e 31 dello stesso decreto.

Allo scopo di superare la fase di emergenza COVID-19, il Governo ha decretato, nei confronti delle aziende colpite dalla crisi sanitaria mondiale, la garanzia dell’accesso ad un ammortizzatore sociale, per un monte di 9 settimane, incrementato di ulteriori 5 + 4 settimane successive al godimento delle prime concesse e, destinato, a tutta la platea dei beneficiari, andando in deroga ad una serie di disposizioni ordinarie.

In questi mesi si è ampiamente dibattuto sull’obbligatorietà o meno dell’iscrizione degli artigiani al Fondo di solidarietà bilaterale alternativo su cui, ancora oggi, permangono non pochi dubbi.

Le criticità trovano riscontro in una serie di considerazioni, approfondite su queste pagine nel periodo da marzo 2020 ad oggi e che investono sia il piano squisitamente giuridico che quello tecnico.

È di tutta evidenza che le aziende artigiane non iscritte al FSBA, anche con un numero di dipendenti inferiori a 6 unità, devono vedersi garantito il diritto di potere rientrare nella tutela della cassa integrazione in deroga, atteso che hanno scelto di non aderire al fondo di bilateralità versando, come da previsione del CCNL, l’E.D.R. sostitutivo di euro 25,00 mensili al proprio personale dipendente.

L’Inps, nel ribadire come la gestione dei fondi sia di natura privatistica, con la circolare n. 53 del 12/04/2019 ha inteso mantenere, in capo all’Istituto, la tutela di alcuni settori individuati da uno specifico CSC quali quelli dell’impiantistica (CSC 4.13.07).

L’art. 22 del Decreto 18 del 17 marzo 2020 recita: “Le Regioni e Province autonome, con riferimento ai datori di lavoro del settore privato, ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro, possono riconoscere, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, previo accordo che può essere concluso anche in via telematica con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro, trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a nove settimane”. Il decreto non presenta alcun riferimento a fondi di natura privatistica, riferendosi solo all’emergenza di natura sociale cui deve necessariamente farsi carico l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, inoltre, l’art. 22 del decreto legge n.18/2020, convertito in Legge n.27/2020 (trattamento di Cassa integrazione in deroga) al comma 4, indica che i trattamenti sono concessi con decreto delle regioni e delle province autonome interessate, che trasmettono all’INPS la lista dei beneficiari che, a sua volta, provvede all’erogazione delle prestazioni, previa verifica del rispetto, anche in via prospettica, dei limiti di spesa. Questo significa che per decreto, l’INPS non entra nel merito del controllo di congruità di quanto autorizzato dalle regioni, ma si limita a provvedere al monitoraggio del rispetto del limite di spesa.

Il 21 aprile 2020, il Tar del Lazio pubblica un primo decreto, il n. 0036100/2020, con il quale un artigiano chiedeva l’annullamento della delibera di urgenza, adottata dal Fondo di Solidarietà Bilaterale Alternativo dell’Artigianato, in data 2.3.2020, in cui, lo stesso Fondo obbligava gli artigiani all’adesione e al versamento di ben 36 mesi di arretrati, allo scopo di accedere all’ammortizzatore, in piena emergenza economica, speculando su un bisogno sociale per incrementare largamente il numero degli aderenti. Il Tar del Lazio, con il decreto sopra citato, ha accolto l’istanza del ricorrente, obbligando il Fondo a consentire la presentazione della domanda di concessione dell’assegno ordinario di integrazione salariale, senza necessaria adesione allo stesso e senza conseguente versamento di alcunché.

Questa ordinanza, per quanto intervenuta in assenza di costituzione in giudizio dell’Fsba, ha aperto la strada ad ulteriori azioni finalizzate a rivendicare un legittimo diritto.

Nella giornata del 30 giugno, una nuova importante sentenza assegna un punto ai diritti degli artigiani, violati in questi mesi nel quasi totale silenzio. Il Tribunale civile di Viterbo, si è espresso contro l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, accettando tutte le motivazioni e condannando l’INPS al pagamento della CIG in deroga per emergenza epidemiologica Covid 19 in favore dei dipendenti della Società in esame, fatta salva ogni altra azione per il risarcimento dei danni. L’azienda aveva attenuto un’autorizzazione da parte della Regione Lazio, ma si era vista negare l’accesso all’ammortizzatore con un provvedimento di diniego emesso dall’INPS, che, si legge, non ha adempiuto ad una precisa disposizione amministrativa, declinando a terzi (Fondo bilaterale dell’artigianato) il pagamento di somme già nella sua disponibilità derivanti dallo stanziamento di 3.293,0 milioni di euro assegnati dallo Stato e ripartiti tra le regioni e provincie autonome destinati alla Cassa integrazione in derogaL’INPS, conclude, svolge una mera funzione di soggetto intermediario erogatore trattandosi, nel caso di CIG in deroga, di prestazioni attinenti gestioni non di sua competenza. La procedura in questo è lineare: i datori di lavoro debbono inoltrare l’istanza alla Regione; questa, verifica e approva con decreto l’integrazione salariale che viene trasmessa all’INPS per il successivo pagamento diretto ai singoli lavoratori; nella fattispecie con il decreto di autorizzazione, l’impresa ricorrente ha avuto riconosciuto dalla Regione Lazio il beneficio di poter accedere alla CIG in deroga, al cui pagamento l’INPS non ha alcun potere di obiezione.

Questa sentenza rappresenta un autorevole punto fermo che noi abbiamo sostenuto con forza in tutto questo lungo periodo e forse, oggi, si apre una strada importante, per tutti gli artigiani che da marzo 2020 attendono di poter ottenere le tutele garantite e promesse dal Governo.