CFP: a breve i primi controlli del Fisco e GdF

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CFP: a breve i primi controlli del Fisco e GdF

L’art. 25 del Decreto rilancio ha introdotto un contributo a fondo perduto, erogato direttamente dall’Agenzia delle entrate e destinato ai soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid 19”. In particolare, il predetto articolo prevede che «è riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, di seguito testo unico delle imposte sui redditi».

In considerazione dell’urgenza connessa alla situazione emergenziale l’agenzia delle entrate sta procedendo con particolare celerità all’erogazione delle somme. Infatti, già dopo qualche giorno, rispetto alla presentazione delle richieste i contribuenti si sono visti accreditare le somme richieste nei conti correnti indicati nell’istanza presentata.

I controlli dell’Agenzia delle Entrate – Sul punto, la circolare n. 15/E/2020, contenente i primi chiarimenti in merito al contributo a fondo perduto, non ha mancato di precisare che “il contributo in esame è concesso sotto condizione risolutiva” in quanto l’Agenzia delle entrate, al momento della richiesta, procede ad un celere controllo preliminare dei dati dichiarati riservandosi di effettuare verifiche più approfondite successivamente ai sensi degli articoli 31 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. In sostanza, per l’attività di controllo dei dati dichiarati dal richiedente sono attribuiti agli Uffici tutti i poteri di accesso, ispezione e verifica previsti dal D.P.R. n. 600/1973. Laddove in sede di verifica ex post l’agenzia dovesse rilevare delle irregolarità procederà a recuperando il contributo non spettante mediante l’emissione di appositi atti di recupero, irrogando le sanzioni in misura corrispondente a quelle previste dall’articolo 13, comma 5, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (dal 100% al 200% della misura del contributo) e gli interessi dovuti ai sensi dell’articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (4% annuo), in base alle disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 421 a 423, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 che disciplinano gli atti di recupero dei crediti indebitamente utilizzati.

Protocollo tra Agenzia delle entrate e Guardia di finanza – Inoltre l’Agenzia delle entrate e il corpo della Guardia di finanza stipuleranno un apposito protocollo allo scopo di regolare le modalità di trasmissione dei dati e delle informazioni relative ai contributi erogati ai fini delle attività di polizia economico-finanziaria.

E pare proprio che la sottoscrizione del protocollo citato sia piuttosto vicina per cui i controlli sui contributi già erogati saranno imminenti.

La prevenzione delle infiltrazioni criminali – Ai fini dei controlli per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali, è previsto un apposito protocollo d’intesa per l’attuazione di 21 procedure semplificate sottoscritto tra il Ministero dell’interno, il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Agenzia delle entrate.

Qualora, a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, il contributo risultasse, in tutto o in parte, non spettante, l’Agenzia delle entrate provvederà al suo recupero sulla base delle procedure sopra descritte.

Le ipotesi di indebita percezione – Nell’ipotesi di avvenuta indebita percezione, anche a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, si applica la pena prevista dall’art. 316-ter c.p., norma che prevede che colui che commette il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato risponda sia della falsità delle dichiarazioni o dei documenti presentati (o della mancanza delle informazioni dovute), sia del carattere indebito dell’erogazione con la “la reclusione da sei mesi a tre anni. […]”.La disposizione in commento poi, al secondo comma, prevede che in funzione dell’entità della misura agevolativa indebitamente percepita, se la predetta somma è pari o inferiore a 3.999,96 euro si applica solo la sanzione amministrativa variabile da 5.164,00 a 25.822,00 euro. “Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito”, specifica l’ultima parte del comma 2, il suddetto inciso contiene un principio di “favor rei”, applicabile a “tutti” i destinatari della norma. Il soggetto che ha rilasciato l’autocertificazione di regolarità antimafia è inoltre punito con la reclusione da due anni a sei anni.

In caso di avvenuta erogazione del contributo, è prevista, inoltre, l’applicazione dell’articolo 322-ter del codice penale (confisca dei beni).

La decadenza dai poteri di controllo – Si evidenzia che, ai sensi dell’articolo 27, comma 16, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, l’atto di recupero del contributo non spettante deve essere notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di utilizzo.