CFP: i “chiarimenti” tardivi delle Entrate disorientano la platea dei beneficiari

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CFP: i “chiarimenti” tardivi delle Entrate disorientano la platea dei beneficiari

Esclusi gli studi associati, incluse le SAS con soci-professionisti

Autore: Redazione Fiscal Focus

All’approssimarsi della chiusura della finestra temporale del 13 agosto, data entro cui occorre trasmettere le istanze di richiesta del contributo a fondo perduto, nonché all’esaurirsi delle risorse finanziarie disponibili per la misura in commento, l’Agenzia delle Entrate pubblica importanti chiarimenti in merito alla possibilità di fruire del beneficio di cui all’art. 25 del Dl 34/2020 (L. 77/2020).

La Circolare n. 22/E del 21 luglio affronta una serie di casi meritevoli di approfondimento, soprattutto laddove le risposte dell’Ufficio comportano l’esclusione dall’ambito applicativo per tutti quei soggetti che, al contrario, basandosi sul dato letterale della norma, anche alla luce dei principi di carattere generale previsti dall’ordinamento tributario, nonché dei chiarimenti forniti nel corso dei mesi e per le diverse misure Covid-19, abbiano richiesto ed ottenuto l’erogazione del CFP, dovendone ora valutare la possibile restituzione.

Il caso dei professionisti di studi associati e SAS – Con la risposta n. 2.10 l’Ufficio mette un punto alla possibilità per gli Studi associati composti da professionisti iscritti alle Casse di Previdenza di accedere al contributo a fondo perduto. Col documento in commento, l’ufficio esclude dal beneficio anche i predetti soggetti: considerato che il comma 2 dell’art. 25 del Decreto 34/2020 preclude l’accesso ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103, lo Studio associato composto da tali soggetti, che non può essere ritenuto un soggetto giuridico distinto ed autonomo dagli stessi, sarà parimenti escluso dal beneficio. Conclusione già di per se poco fondata da un punto di vista giurisprudenziale.

Inoltre, se la logica è quella di escludere dal contributo a Fondo perduto tutti i soggetti che, indipendentemente dalla forma “associativa”, ricadono nelle fattispecie previste dal comma 2, non si comprende allora il motivo della successiva risposta 2.11 relativa ad una SAS (tra moglie e marito) in cui uno dei soci (la moglie) è una libera professionista iscritta alla Gestione Separata, mentre l’altro socio (il marito) è iscritto alla Gestione AGO. La conclusione cui giunge l’ufficio in questo caso è quella di ammettere al contributo a fondo perduto la SAS, sulla base della seguente analogia: se la società commerciale ha diritto ad accedere al contributo a fondo perduto anche in presenza di un socio-lavoratore dipendente (quest’ultimo escluso dal contributo ove dovesse conseguire esclusivamente redditi da lavoro dipendente), parimenti la società può essere ammessa in presenza di un socio-professionista (escluso ai sensi del comma 2). Eppure, anche in questo caso la SAS non avrebbe autonomia giuridica, al pari dello Studio Associato.

Indennità e CFP: il caos dei requisiti – Un passaggio indubbiamente confuso della Circolare 22/E è quello affrontato al punto 2.4, per cui enormi dubbi sorgono non solo dalla lettura della risposta, ma anche dalla formulazione della domanda! Nel dettaglio, col quesito in esame viene chiesto se un professionista possa accedere al contributo a fondo perduto in quanto escluso dall’indennità di cui all’art. 27 del Decreto-legge 18/2020. La norma in esame, ricordiamo, esclude dall’indennità di 600 euro del mese di marzo:

  • i titolari di pensione;
  • i soggetti iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.

Al contrario di quanto previsto dall’art. 84, invece, non è richiesto alcun calo del fatturato (requisito essenziale per l’indennità del mese di maggio 2020).

Nonostante ciò, nel quesito affrontato dalla Circolare in commento, viene ipotizzato (nella domanda) che il soggetto non abbia potuto fruire dell’indennità art. 27 perché “non si è verificata la prevista riduzione del fatturato” (che, ribadiamo, non è un requisito richiesto). L’Ufficio, non curandosi di chiarire e correggere la lettura disposizione normativa richiamata, rincara la dose mal interpretando quanto previsto dall’art. 25: la disposizione del contributo a fondo perduto esclude dal beneficio i “contribuenti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27, e 38 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27”. Va da se che i soggetti che non possono accedere alla predetta indennità (perché, ad esempio, sono anche titolari di reddito di lavoro dipendente o di pensione), possono invece essere ammessi al CFP. Non può essere invece condivisibile la tesi dell’Ufficio che ritiene di dover applicare la predetta causa di esclusione “indipendentemente dalla circostanza che siano o meno soddisfatti i requisiti di carattere oggettivo” previsti dall’art. 27.

La risposta termina totalmente fuori strada escludendo addirittura tutti i soggetti potenzialmente ammessi alle indennità di aprile e maggio di cui all’art. 84 del Decreto Rilancio, norma assolutamente non richiamata dalla disciplina del CFP!
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