Contributo a fondo perduto: i controlli dell’Amministrazione Finanziaria

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Contributo a fondo perduto: i controlli dell’Amministrazione Finanziaria

Autore: Redazione Fiscal Focus

Il contributo introdotto dall’art. 25 del Decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020, in vigore dal 19/05/2020), dichiarato dalla norma “a fondo perduto” si differenzia notevolmente dal cd. “bonus 600 euro”, introdotto per varie categorie di soggetti persone fisiche, dagli artt. 27 e seguenti del D.L. n. 18/2020, convertito dalla Legge n. 27/2020 (Decreto Cura Italia).

La nuova misura agevolativa viene infatti prevista in misura variabile, con fissazione di un limite minimo di 1.000 euro o 2.000 euro (in funzione della tipologia del beneficiario) e con un limite massimo teoricamente “aperto”.

La particolare “significatività” della misura agevolativa (in chiave compensativa) introdotta dall’art. 25 in commento, unita al pesante impatto che potrà potenzialmente avere sul bilancio dello Stato, hanno indotto il Governo a prevedere una disciplina speciale in termini di:

  • condizioni di accesso al beneficio;
  • documentazione da produrre all’Agenzia delle Entrate;
  • controlli ex post sui contributi erogati;
  • sistema sanzionatorio per le connesse irregolarità.

I controlli a posteriori – Ai sensi del comma 12 dell’art. 25 in commento, l’attività di controllo sull’erogazione del contributo a fondo perduto seguirà le regole previste in tema di controlli fiscali ai fini dell’imposizione diretta, di cui all’art 31 e seguenti del D.P.R. n. 600/1973.

In base alla norma da ultimo citata, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza potranno appurare la legittimità del contributo percepito nell’ambito delle ordinarie attività di verifica o controllo fiscale, sia presso la sede del contribuente che presso gli Uffici dei verificatori.

Potranno, altresì:

  • invitare il beneficiario del contributo a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento in commento;
  • invitare lo stesso ad esibire o trasmettere atti e documenti rilevanti ai fini dell’accesso al beneficio;
  • inviare al beneficiario del contributo apposito questionario relativo a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento del diritto al beneficio in questione, con invito a restituirlo compilato e firmato;
  • richiedere la comunicazione di dati e notizie agli organi ed alle Amministrazioni dello Stato, agli enti pubblici non economici, alle società ed enti di assicurazione ed alle società ed enti che effettuano istituzionalmente riscossioni e pagamenti per conto di terzi;
  • eseguire controlli incrociati;
  • effettuare indagini finanziarie;
  • richiedere dati e informazioni anche a terze persone che hanno intrattenuto rapporti rilevanti ai fini della concessione del contributo, con il beneficiario del medesimo.

L’attività di recupero del contributo – Qualora dai predetti controlli risulti che il contributo sia in tutto o in parte non spettante, anche a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, l’Agenzia delle Entrate procederà al recupero dello stesso, notificando (ex art. 60 del DPR n. 600/1973) all’impresa o professionista beneficiario, un atto di recupero motivato, ai sensi dell’art. 1, co. 421 della Legge n. 311/2004.

Il comma 12 dell’art. 25 in commento richiama altresì l’applicabilità dell’art. 27, co. 16 del D.L. n. 185/2008, convertito dalla Legge n. 2/2009; trattasi della disposizione che consente all’Agenzia delle Entrate, in caso di utilizzo in compensazione di crediti accertati come “inesistenti”, di notificare l’apposito atto di recupero motivato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello del relativo utilizzo (quindi oltre i termini accertativi “ordinari” previsti dall’art. 43 del DPR n. 600/1973).

Tuttavia, rimanendo al dato normativo, il contributo dovrebbe essere erogato esclusivamente mediante accredito diretto in conto (e non mediante credito d’imposta da utilizzare in compensazione); di conseguenza, la data da cui far decorrere il termine per la notifica dell’atto di recupero all’ottavo anno dovrebbe coincidere con quella dell’accredito nel conto corrente bancario o postale del beneficiario.

Ai sensi dell’art. 1, co. 422 della Legge n. 311/2004, in caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, delle somme indicate nell’atto di recupero entro il termine assegnato dall’ufficio, comunque non inferiore a sessanta giorni, si procede alla riscossione coattiva con le modalità previste dal D.P.R. n. 602/1973.

Esclusa la compensazione – Peraltro, per il pagamento di tali somme non è possibile avvalersi della compensazione prevista dall’articolo 17 del D.Lgs n. 241/1997. In caso di iscrizione a ruolo delle somme dovute, per il relativo pagamento non è ammessa la compensazione prevista dall’articolo 31 del D.L. n. 78/2010, convertito dalla Legge n. 122/2010.

Con l’atto di recupero notificato al soggetto che ha indebitamente beneficiato del contributo a fondo perduto, saranno irrogate anche le relative sanzioni che, in virtù di quanto disposto al comma 12 in commento, si applicheranno nelle misure previste dall’art. 13, co. 5 del D.Lgs n. 471/1997.

In altri termini, l’indebita percezione del contributo in argomento comporterà l’irrogazione della sanzione pecuniaria dal 100% al 200% dell’ammontare del contributo stesso, ossia la stessa misura sanzionatoria prevista per l’utilizzo in compensazione di crediti inesistenti in pagamento di somme dovute.

Peraltro, nel caso di indebita percezione di un contributo non superiore a 3.999,96 euro, la sanzione amministrativa tributaria in commento si renderà applicabile in aggiunta a quella ugualmente amministrativa prevista dal comma 14 dell’art. 25 in commento, applicabile nella misura da euro 5.164 a 11.999,88 euro (corrispondente al triplo dell’importo soglia di rilevanza penale di 3.999,96 euro).

Esclusa la definizione agevolata – Il richiamo espresso all’art. 13, comma 5 comporta altresì l’impossibilità per il trasgressore (ossia l’indebito beneficiario) di definire la violazione “tributaria” in via agevolata ai sensi dell’art. 16, comma 3 o dell’art. 17, co. 2 del D.Lgs n. 472/1997 (che comporterebbe la possibilità di versare la sanzione nella misura di un terzo dell’ammontare irrogato).

Con l’atto di recupero e di irrogazione della sanzione, l’Agenzia delle Entrate determinerà anche l’ammontare degli interessi, dovuti nella misura del 4% (calcolato dalla data di accredito in conto), come previsto dall’art. 20 del D.P.R. n. 602/1973.

L’atto di recupero motivato potrà essere impugnato dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, secondo le disposizioni del D.Lgs n. 546/1992.