Contributo a fondo perduto: no grazie!

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Contributo a fondo perduto: no grazie!

In attesa della imminente pubblicazione del provvedimento attuativo da parte dell’Agenzia delle Entrate per la richiesta del contributo, è opportuno riflettere sugli aspetti più insidiosi della norma ovvero il sistema sanzionatorio

Autore: Redazione Fiscal Focus

L’art. 25 del cd. “Decreto Rilancio” prevede una misura in favore di aziende e professionisti definita “a fondo perduto” in considerazione della natura non debitoria delle somme erogate. Il beneficio potrà essere richiesto da esercenti attività d’impresa, di lavoro autonomo e imprese agricole. Per ottenere il contributo è indispensabile il rispetto di requisiti stringenti quali ad esempio che l’attività sia ancora attiva al momento di presentazione della domanda, che unitamente all’esercizio delle attività beneficiarie del contributo il soggetto non abbia in essere un rapporto di lavoro dipendente o che non si tratti di professionista iscritto agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (es: dottori commercialisti e avvocati iscritti alle relative Casse previdenziali).

Il generale il contributo spetterà a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi della medesima grandezza economica riferita al mese di aprile 2019 (in altri è necessario che si sia verificato un decremento rispetto al volume d’affari del mese aprile 2019 superiore a un terzo).

In presenza di tutti i requisiti richiesti dalla norma, l’ammontare del contributo a fondo perduto si determinerà, applicando una percentuale (dal 10 al 20 %) alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Tenendo conto della grave crisi affrontata dai titolari di partita Iva a causa della serrata indotta dalla pandemia a ben vedere non è molto!

Ciò non di meno a fronte della non restituibilità del contributo erogato è stato previsto però un rigoroso sistema di controlli e sanzioni in capo ai beneficiari.

Sistema sanzionatorio penale– Ai fini dell’erogazione del contributo la norma dispone che nell’istanza per la richiesta del beneficio, l’interessato debba anche “autocertificare” l’assenza di misure di prevenzione antimafia. Ebbene, l’accertamento, nell’ambito dei previsti riscontri successivi, di falsa autocertificazione della regolarità antimafia comporterà, oltre al recupero del contributo già erogato da parte dell’Agenzia delle Entrate, anche la reclusione da 2 a 6 anni. In caso di avvenuta erogazione del contributo, si renderà applicabile anche la misura della confisca, anche per equivalente, ai sensi dell’art. 322-ter del codice penale, per un valore corrispondente all’ammontare del contributo illecitamente percepito.

Sin qui nulla quaestio!

Ma attenzione, in caso di contributo indebitamente percepito per ragioni diverse dal collegamento ad infiltrazioni mafiose , la disposizione prevede che possa essere applicabile l’art. 316- ter del codice penale il quale punisce (salvo che il fatto costituisca la più grave ipotesi di truffa aggravata in materia di erogazioni pubbliche di cui all’articolo 640-bis) con la reclusione da 6 mesi a 3 anni chi, mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee.

In ogni caso ai sensi del secondo comma del medesimo art. 316-ter, se il contributo indebitamente percepito non supera euro 3.999,96, il fatto è ex lege depenalizzato, rendendosi applicabile la sola (si fa per dire) sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822; per espressa previsione normativa, tale sanzione non potrà comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

Le sanzioni amministrative – Altrettanto rigorose risultano anche le sanzioni amministrative previste.

Infatti, viene disposto che sull’erogazione del contributo a fondo perduto risulteranno applicabili le regole previste in tema di controlli fiscali ai fini dell’imposizione diretta, di cui all’art 31 e seguenti del D.P.R. n. 600/1973.

In base alla norma da ultimo citata, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza potranno appurare la legittimità del contributo percepito nell’ambito delle ordinarie attività di verifica o controllo fiscale, sia presso la sede del contribuente che presso gli Uffici dei verificatori.
Qualora dai predetti controlli risulti che il contributo sia in tutto o in parte non spettante, anche a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, l’Agenzia delle Entrate procederà al recupero dello stesso, notificando (ex art. 60 del DPR n. 600/1973) all’impresa o professionista beneficiario, un atto di recupero motivato, ai sensi dell’art. 1, co. 421 della Legge n. 311/2004.

Inoltre, nel caso in esame la norma prevede l’applicabilità anche dell’art. 27, co. 16 del D.L. n. 185/2008, convertito dalla Legge n, 2/2009; che consente all’Agenzia delle entrate, in caso di utilizzo in compensazione di crediti accertati come “inesistenti”, di notificare l’apposito atto di recupero motivato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello del relativo utilizzo (quindi oltre i termini accertativi “ordinari” previsti dall’art. 43 del DPR n. 600/1973).

Con l’atto di recupero notificato al soggetto che ha indebitamente beneficiato del contributo a fondo perduto, saranno irrogate anche le relative sanzioni che, in virtù di quanto disposto al comma 12 in commento, si applicheranno nelle misure previste dall’art. 13, co. 5 del D.Lgs n.471/1997.

In altri termini, l’indebita percezione del contributo in argomento comporterà, a prescindere dalla motivazione, l’irrogazione della sanzione pecuniaria dal 100% al 200% dell’ammontare del contributo stesso, ossia la stessa misura sanzionatoria prevista per l’utilizzo in compensazione di crediti inesistenti in pagamento di somme dovute.

Peraltro, nel caso di indebita percezione di un contributo non superiore a 3.999,96 euro, la sanzione amministrativa tributaria in commento si renderà applicabile in aggiunta a quella ugualmente amministrativa prevista dal comma 14 dell’art. 25 in commento, dianzi evidenziata, applicabile in misura variabile in base in base all’entità del contributo indebitamente percepito.

Giusto per fare un esempio, ipotizzando un indebito percepito ammontante a euro 1.000 (contributo minimo garantito), le sanzioni applicabili, in caso di contributo indebitamente percepito per ragioni diverse dal collegamento ad infiltrazioni mafiose, ammonteranno quantomeno a euro 3.000 ex art 316-ter cp (pari al triplo del contributo minimo) alle quali andranno sommati ulteriori 1.000 euro previsti dall’art. 13 co 5 D. lgs 471/97. A ciò si aggiunga, ovviamente, la restituzione del contributo indebito. Pertanto, a fronte di un indebito di 1.000 euro il beneficiario sarà costretto a rimborsare all’erario 5.000 €.

Ne vale veramente la pena?

Ebbene non appare contestabile che il quadro sanzionatorio disegnato dal legislatore a fronte della non restituibilità del beneficio appare particolarmente severo tanto da essere destinato a ridurre notevolmente la vantaggiosità della misura in commento.

In sostanza, estremizzando, dal tenore della norma si evince che un mero errore nel computo del calo di fatturato potrebbe esporre il richiedente a pesanti conseguenze, anche penali.

Un’ultima riflessione sia concessa.

Ipotizziamo infine un contribuente che a seguito di una verifica fiscale si vede rettificare l’ammontare dei ricavi conseguiti nell’anno d’imposta 2019 da 380.000 euro a 410.000 euro. In tali circostanze, ancorché l’anno d’imposta verificato non è strettamente legato al calo del fatturato del mese di aprile ai fini della determinazione del contributo spettante, invero, la verifica operata dell’amministrazione finanziaria potrebbe estendersi anche sulla quantificazione del contributo a fondo perduto percepito dal contribuente nel 2020, atteso che, a seguito della rettifica dei ricavi, la percentuale da applicare sul differenziale del mese di aprile passerebbe dal 20% al 15%, con tutte le pesanti conseguenze sanzionatorie non solo dal punto di vista amministrativo ma, come detto, anche penale.