Credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali: cautele operative

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Credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali: cautele operative

Autore: Redazione Fiscal Focus

In “epoca non sospetta”, prima dello tsunami rappresentato dalla pandemia COVID-19, nelle pagine del nostro Quotidiano abbiamo avuto modo di tratteggiare, ed approfondire, gli aspetti qualificanti del credito d’imposta previsto dall’art. 1 commi da 184 a 197 della Legge 160/2019, ovvero la Legge di Bilancio per l’anno corrente.

È di tutta evidenza che la pandemia ha “sparigliato” le carte e per molte aziende la priorità si è trasferita su altre tematiche, rispetto a quella degli investimenti agevolati.

Cionondimeno molti operatori economici hanno posto in essere operazioni di investimento in beni strumentali, o hanno in programma di realizzarle entro la fine del corrente anno fiscale: un richiamo d’attenzione sulla necessità di rispettare gli aspetti formali può quindi essere di estrema utilità.

La previsione normativa– L’art. 1 della L. 160/2019, al comma 195, impone un comportamento formale a carico di tutti coloro che intendono avvalersi del credito d’imposta in commento, adempimento formale che, a stretto tenore letterale della norma, è condizione affinché il credito possa essere correttamente utilizzato.
Ci riferiamo alla locuzione “A tal fine, le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati devono contenere l’espresso riferimento alle disposizioni dei commi da 184 a 194”.

Già in occasione dei vari contributi pubblicati ad inizio anno avevamo messo in debita evidenza l’importanza e la necessità di ottemperare alla previsione normativa: in quel momento, all’indomani della pubblicazione del testo normativo, ci si interrogava sulla concreta modalità applicativa da dare al dettato normativo.

Volendo sposare una interpretazione strettamente letterale della norma, dovremmo concludere che l’unica modalità valida per l’esposizione della dicitura nella fattura non può che essere quella “nativa” nel documento stesso, nel campo note o, a seconda dell’applicativo informatico utilizzato per l’emissione del documento fiscale, nella stessa parte tabellare della fattura. Ardua si potrebbe rivelare la difesa di una posizione caratterizzata dal fatto che la dicitura venga apposta “manualmente” sul documento informatico stampato, visto che il documento analogico non possiede il medesimo valore rispetto a quello informatico e che su quest’ultimo, per ovvie ragioni, non possono essere aggiunte “annotazioni” di alcun tipo ad opera del destinatario.

Rischi e rimedi– La mancata apposizione della dicitura prevista dalla norma si riscontra, nella realtà quotidiana, in un numero rilevante di casi.
La dottrina si è interrogata sulle eventuali conseguenze nascenti dal mancato puntuale rispetto della norma (dal punto di vista formale) pur in costanza di tutte le condizioni che consentirebbe, astrattamente, di aver diritto al credito d’imposta in commento.

L’Agenzia non si è ancora pronunciata sull’argomento e una posizione di “buon senso” tesa a privilegiare la sostanza rispetto alla forma sarebbe ovviamente auspicabile.

Per cercare di dare una risposta a quelle che potrebbero essere le conseguenze negative occorre fare riferimento a casistiche simili, ancorché maturati in contesti diversi.

Una indicazione preziosa potrebbe essere tratta da un pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione – Sezione Tributaria – dello scorso 31 ottobre 2017 (Sentenza nr. 25905). Pronunciandosi sul quarto motivo del ricorso loro sottoposto, i Giudici della Suprema Corte hanno ricordato come la decadenza da un beneficio tributario possa derivare solo dalla mancata osservanza di un adempimento previsto da una norma dello Stato e non certo da una Circolare Ministeriale (vedasi anche Cass. 22486/2013).

Ebbene, in merito al credito d’imposta oggetto dell’intervento odierno, l’adempimento ha fonte normativa e non di prassi, pertanto particolare attenzione va posta ad eventuali difetti di forma, tanto per quanto attiene alle fatture di acquisto quanto sugli altri documenti, lato sensu, relativi all’acquisto del bene, sino ad arrivare ad immaginare la necessità di chiedere l’emissione di una nota di variazione del documento fiscale originario (fattura) “non formalmente perfetto” e la riemissione di un nuovo documento formalmente ineccepibile. Ogni apertura in senso diverso da parte dell’Agenzia sarà, ovviamente, graditissima (ed in linea con le intenzioni della norma).