Definizione degli accertamenti Inps sulle ritenute non versate

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Definizione degli accertamenti Inps sulle ritenute non versate

Autore: Redazione Fiscal Focus

L’omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali da parte del datore di lavoro, calcolate sulle retribuzioni erogate al proprio personale dipendente, può assumere rilevanza in termini sanzionatori, alternativamente, sotto il profilo amministrativo o penale, in funzione dell’entità dei contributi omessi.

Quando l’omissione è relegata nell’ambito amministrativo (in quanto l’ammontare delle ritenute omesse non supera l’importo complessivo di 10.000 euro annui) l’Inps contesta la violazione mediante apposito atto di accertamento della violazione prevista dall’art. 2, co. 1-bis del D.L. n. 463/1983, convertito con modificazioni dalla Legge n. 638/1983, contenente altresì la comunicazione della sanzione amministrativa nelle misure edittali, nonché in misura ridotta ex art. 16 della legge n. 689/1981.

La parziale depenalizzazione del reato – Ai sensi dell’art. 2, co. 1-bis, secondo periodo del citato D.L. n. 463/1983, l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, per un importo non superiore a euro 10.000 annui, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000.

Tuttavia, per quanto sancito al successivo terzo periodo, il datore di lavoro non è assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute omesse, entro tre mesi dalla notifica dell’atto di accertamento della violazione.

Il regime sanzionatorio amministrativo per importi di ritenute non versate sotto soglia è frutto del decreto di depenalizzazione del febbraio 2016 (D.Lgs n. 8/2016); in precedenza, l’omissione rivestiva rilevanza penale a prescindere dall’ammontare complessivo annuo delle ritenute omesse.

Alternatività del regime sanzionatorio – Per come risulta articolata la disciplina in commento, l’omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali assume la sua configurazione “penale” o “amministrativa” in senso oggettivo, al momento in cui l’Organo accertatore quantifica l’ammontare dei versamenti annui omessi e conserva tale configurazione sino alla fine del procedimento; in altri termini, non è prevista la possibilità di una degradazione della violazione penale in amministrativa per effetto, ad esempio, di una estinzione parziale del debito accertato.

In caso di pagamento parziale nel termine di 90 giorni dalla contestazione, infatti, la violazione penale conserverà la sua natura appunto “penale” con conseguente avvio del procedimento presso la competente Autorità Giudiziaria; la violazione amministrativa conserverà tale natura e il datore di lavoro sarà sottoposto al procedimento che culminerà con l’irrogazione della sanzione da parte della competente Autorità amministrativa.

Modalità di estinzione della violazione amministrativa – Qualora il datore di lavoro intenda sottrarsi alla sanzione amministrativa prevista dal citato art. 2, co. 1-bis del D.L. n. 463/1983, dovrà estinguere il debito accertato nel termine di tre mesi, versando le ritenute omesse con mod. F24, debitamente compilato con le seguenti indicazioni:

  • dati identificativi del datore di lavoro;
  • matricola azienda;
  • sede Inps beneficiaria;
  • causale contributo: RC01;
  • periodo di riferimento;
  • importo quote a carico del lavoratore omesse.

Procedimento sanzionatorio amministrativo – Qualora, di contro, trascorra inutilmente il termine di tre mesi concessi dalla citata norma, si renderanno applicabili le norme sul procedimento sanzionatorio amministrativo contenute nella Legge n. 689/1981.

In particolare, ai sensi dell’art. 14, la violazione deve essere contestata tanto al trasgressore (es: il rappresentante legale della società titolare del rapporto di lavoro dipendente), quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della sanzione, ex art. 6 della medesima legge (la società stessa).

L’atto di accertamento conterrà il dettaglio delle ritenute omesse, analiticamente riepilogate in apposito “Prospetto inadempienze UNIEMENS” che recherà, per ogni mese retributivo di riferimento (es: dal 12/2017 all’11/2018):

  • l’importo del saldo UNIEMENS;
  • la quota a carico;
  • l’importo delle quote non versate.

Ai sensi del successivo art. 18, co. 1, entro 30 giorni dalla contestazione della violazione amministrativa, il trasgressore o l’obbligato in solido potranno presentare all’Autorità competente scritti difensivi e documenti, nonché chiedere audizione presso la medesima Autorità.

Avviso del termine trimestrale – Nel medesimo atto accertativo, l’Ente previdenziale assegna al datore di lavoro il termine di tre mesi per il versamento delle ritenute omesse, specificando che, in caso di pagamento tempestivo, lo stesso non sarà assoggettato alla sanzione amministrativa prevista dall’art. 2, co. 1-bis del D.L. n. 463/1983; nel medesimo atto, viene dato avviso che, in assenza di versamento di quanto ivi indicato, troverà, di contro, applicazione la sanzione amministrativa pecuniaria nella misura prevista dalla predetta disposizione, ossia da euro 10.000 a euro 50.000.

In presenza di tale ultima situazione (mancato pagamento puntuale e tempestivo del debito contributivo accertato), il datore di lavoro viene altresì avvisato della possibilità di estinguere la violazione amministrativa ai sensi dell’art. 16 della Legge n. 689/1981, versando, nel termine di 60 giorni (che si conteggeranno decorso inutilmente il predetto termine di 90 giorni) una somma pari a un terzo del massimo edittale, ossia l’importo di 16.666,67 euro, cui si aggiungono le spese di procedimento e notifica.

Qualora il trasgressore (o l’obbligato in solido), che non ha versato i contributi omessi nel periodo sospensivo di tre, non abbia estinto la violazione in via agevolata nel successivo termine di 60 giorni, l’Inps avvierà il procedimento sanzionatorio che culminerà con la notifica dell’ordinanza ingiunzione per l’irrogazione della sanzione amministrativa per un importo compreso nella forbice edittale dell’art. 2 in commento (da 10.000 euro a 50.000 euro).

Criteri di applicazione della sanzione amministrativa – A tal fine, l’Ente previdenziale dovrà tener contro dei criteri dettati dall’art. 11 della Legge n. 689/1981, ai sensi del quale “nella determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria fissata dalla legge tra un limite minimo ed un limite massimo e nell’applicazione delle sanzioni accessorie facoltative, si ha riguardo alla gravità della violazione, all’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione, nonché alla personalità dello stesso e alle sue condizioni economiche”.

Come dichiarato in una nota del 3 maggio 2016 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, qualora non sia effettuato il pagamento nella misura ridotta di 16.666,67 euro nel termine normativo, in coerenza con la ratio del citato art. 16 della Legge n. 689/1981, l’Autorità competente irrogherà di norma una sanzione di importo superiore a quello determinato in misura ridotta (ossia superiore a 16.666,67 euro).