Dichiarazioni 2020 al test dei nuovi reati tributari

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Dichiarazioni 2020 al test dei nuovi reati tributari

Autore: Redazione Fiscal Focus

Il DL 124/2019 ha introdotto molte novità in materia penal-tributaria. In particolare, l’art. 39, comma 1, del DL citato è intervenuto a modificare le norme vigenti in materia di reati tributari, statuendo, da un lato, l’inasprimento della pena prevista in caso di perfezionamento del reato e, dall’altro, la riduzione della soglia di rilevanza penale disposta per tali fattispecie.

Le nuove norme inserite nel decreto fiscale, come espressamente previsto in seno al medesimo, sono entrate in vigore alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del decreto, per cui sono in vigore dal 25 dicembre 2019 e troveranno applicazione solo per i reati tributari commessi in data successiva. Nello specifico, poiché molti dei reati interessati dalle modifiche in parola costituiscono reati dichiarativi (ovvero che si perfezionano per effetto della presentazione della dichiarazione fiscale) è con le dichiarazioni presentate quest’anno che potranno trovare applicazione per la prima volta le nuove disposizioni.

Momento consumativo del reato – La presentazione delle dichiarazioni fiscali assume un ruolo centrale nell’ordinamento tributario del nostro Paese in quanto il sistema di riscossione delle imposte è fondamentalmente basato sull’autotassazione, salvo l’esercizio delle attività di controllo esercitate ex post dall’Agenzia delle Entrate e dagli altri organi di controllo, per cui, laddove il contribuente omette la presentazione di una dichiarazione fiscale o la presenti con dati inesatti o incompleti, l’Amministrazione Finanziaria è legittimata ad irrogare le sanzioni amministrative previste.

Infatti, nel caso dei reati tributari di natura dichiarativa (dichiarazione omessa/infedele/fraudolenta) il momento consumativo del reato è proprio la presentazione della dichiarazione fiscale nella quale vengono riportati i dati non veritieri o fittizi ovvero l’omissione dell’adempimento laddove obbligatorio.

Sarà quindi con la presentazione/omissione del Modello Redditi 2020 (la cui scadenza è fissata al 30 novembre) o Iva 2020 (la cui presentazione doveva avvenire entro lo scorso 30 giugno) che potranno verificarsi i presupposti per l’applicazione delle nuove norme sui reati tributari.

Le pene ad oggi in vigore – Come anticipato, l’art. 39, comma 1, D.L. 26 ottobre 2019 è intervenuto a modificare la disciplina dei citati reati tributari. In particolare, alla luce delle norme ad oggi in vigore sarà comminabile la nuova pena della reclusione da 4 a 8 anni per il reato di dichiarazione fraudolenta avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti previsto dall’art. 2 del D.Lgs. 74/2000.

Si ricorda che il reato scatta a prescindere dall’importo delle fatture false (oggettivamente o soggettivamente). Inoltre il reato si configura non solo se i costi indebitamente dedotti erano riportati in fatture ma anche in altri documenti fiscali idonei quali scontrini, note spese ecc.
Viene prevista una pena inferiore (da 18 mesi a 6 anni) se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a 100.000 euro.

La nuova pena prevista è la reclusione da 3 a 8 anni invece per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici di cui all’art. 3 del D.Lgs 74/2000. Tale reato si configura laddove il contribuente, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compie operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’Amministrazione Finanziaria, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizi, quando, congiuntamente:

  • a) l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila;
  • b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, è superiore a euro un milione cinquecentomila, ovvero qualora l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta, è superiore al cinque per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro trentamila.

Regole nuove sono state fissate anche per il reato di dichiarazione infedele disciplinato dall’art. 4 del D.lgs. 74/2000.

La citata disposizione, nella formulazione risultante dalla modifica apportata dal decreto fiscale, dispone che è punito con la reclusione da due anni a quattro anni e sei mesi chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando, congiuntamente:

  • a) l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro centomila;
  • b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro due milioni.

Il reato si configura, dunque, per effetto dell’indicazione in dichiarazione di elementi attivi fittizi o di elementi passivi inesistenti che superino le nuove soglie di rilevanza penale previste dal citato art. 4.

Infine con riferimento all’omessa presentazione della dichiarazione, il nuovo articolo 5 del D.lgs. 74/2000 prevede che sia punito con la reclusione da due a cinque anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila.

Conclusioni– Da quanto illustrato è evidente l’inasprimento delle pene voluto dal legislatore tributario: si pensi che, per molti reati fiscali, le pene ad oggi previste sono addirittura più severe rispetto a quelle stabilite per reati contro le persone come il sequestro o addirittura il terrorismo.

Si raccomanda la massima attenzione, dunque, alla predisposizione dei modelli fiscali che proprio in questi giorni stanno tendo occupati i professionisti del settore in vista delle scadenze per la presentazione della dichiarazione dei redditi per i soggetti titolari di partita iva o gli enti collettivi.