DL Rilancio: profili sanzionatori penali del contributo a fondo perduto

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DL Rilancio: profili sanzionatori penali del contributo a fondo perduto

Autore: Redazione Fiscal Focus

L’art. 25 del cd. Decreto Rilancio, in vigore dal 19/05/2020, ha introdotto una nuova misura di sostegno alle aziende e ai professionisti, destinata a ridurre l’impatto negativo determinato dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 sullo svolgimento delle rispettive attività.

Trattasi di un contributo dichiarato dalla norma “a fondo perduto” la cui significatività (in chiave compensativa), sotto un profilo economico e sociale, unito al pesante impatto che potrà potenzialmente avere sul bilancio dello Stato, hanno indotto il Governo a prevedere un sistema di controlli particolarmente severo e meticoloso.

Autocertificazione della “regolarità antimafia” – Al fine di accedere al contributo a fondo perduto, i soggetti interessati dovranno presentare, esclusivamente in via telematica, un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate attestando la sussistenza dei requisiti definiti all’art. 25 citato.

Peraltro, per quanto sancito all’ottavo comma di tale disposizione, l’istanza potrà esser presentata anche tramite intermediario abilitato e, in ogni caso, entro 60 giorni dalla data di avvio della procedura telematica, che verrà definita con apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, come previsto al successivo comma 10.

Ma nell’istanza (ai sensi del comma 9), l’interessato dovrà anche “autocertificare” l’assenza di misure di prevenzione antimafia in capo sia ai soggetti richiedenti, nonché a quelli indicati all’85, commi 1 e 2, del D.Lgs n. 159/2011 (ad esempio, i soci delle società di persone).

Il regime dei controlli – In contraltare all’obbligo dell’”autocertificazione antimafia”, il medesimo comma 9 in commento prevede la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’interno, il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Agenzia delle Entrate, per disciplinare i controlli che dovranno essere effettuati ai sensi del codice Antimafia, attraverso procedure semplificate (ex art. 92, commi 3 e seguenti del medesimo codice), in considerazione dell’urgenza connessa alla situazione emergenziale.

Qualora dai riscontri successivi emerga la sussistenza di cause ostative, l’Agenzia delle Entrate effettuerà il recupero del contributo medio tempore erogato, con le procedure richiamate nel successivo comma 12.

Il nuovo delitto di falsa autocertificazione antimafia – Il sistema sanzionatorio penale legato alla percezione indebita del contributo a fondo perduto, ruota attorno a due disposizioni specifiche, introdotte, rispettivamente dai commi 9 e 14 dell’art. 25 in commento.

L’accertamento, nell’ambito dei previsti riscontri successivi, di falsa autocertificazione della regolarità antimafia comporterà, oltre al recupero del contributo già erogato da parte dell’Agenzia delle Entrate, anche la denuncia in capo al soggetto che ha rilasciato detta autocertificazione per il delitto introdotto ex novo dal medesimo comma 9, quarto periodo, ai sensi del quale si rende applicabile la pena della reclusione da 2 a 6 anni.

Peraltro, per quanto sancito al quinto periodo del medesimo comma, in caso di avvenuta erogazione del contributo, si renderà applicabile anche la misura cautelare della confisca, anche per equivalente, ai sensi dell’art. 322-ter del codice penale, per un valore corrispondente all’ammontare del contributo illecitamente percepito.

L’applicabilità della confisca obbligatoria in caso di condanna, richiama anche l’operatività dell’istituto del sequestro preventivo, anche per equivalente, disciplinato dall’art. 321 c.p.p., misura che può essere disposta già nella fase delle indagini preliminari, a seguito del deposito della denuncia.

Ai fini dell’applicazione della misura preventiva, l’Autorità di Polizia giudiziaria cui è demandata l’indagine (verosimilmente, la Guardia di Finanza) relazionerà al Magistrato inquirente anche in merito alle possidenze mobiliari ed immobiliari del soggetto cui è ascritto il delitto de quo, ai fini di ottenere il provvedimento ablativo dal Giudice per le indagini preliminari.

Il coinvolgimento della Guardia di Finanza nello sviluppo di tali procedimenti, attesa la sua competenza in materia economico-finanziaria, con le specifiche attribuzioni in materia di polizia economico-finanziaria riconosciute dal D.Lgs n. 68/2001, è specificamente testimoniato dall’ultimo periodo del comma 9 in commento, ai sensi del quale “l’Agenzia delle entrate e il Corpo della Guardia di finanza stipulano apposito protocollo volto a regolare la trasmissione, con procedure informatizzate, dei dati e delle informazioni di cui al comma 8, nonché quelle relative ai contributi erogati, per le autonome attività di polizia economico-finanziaria di cui al decreto legislativo n. 68 del 2001”.

L’indebita percezione del contributo a fondo perduto – In caso di contributo indebitamente percepito per ragioni diverse dal collegamento ad infiltrazioni mafiose (ossia percepito a seguito di falsa autocertificazione della regolarità antimafia), si renderà applicabile, per quanto stabilito al successivo comma 14, l’art. 316-ter del codice penale.

La norma da ultimo richiamata punisce (salvo che il fatto costituisca la più grave ipotesi di truffa aggravata in materia di erogazioni pubbliche di cui all’articolo 640-bis) con la reclusione da 6 mesi a 3 anni chi, mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee.

L’attenuante speciale – La disposizione in commento, tuttavia, offre una copertura penale graduata in funzione dell’entità della misura agevolativa indebitamente percepita.

Infatti, ai sensi del secondo comma del medesimo art. 316-ter, se la somma indebitamente percepita non supera euro 3.999,96, il fatto è ex lege depenalizzato, rendendosi applicabile la sola sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822; per espressa previsione normativa, tale sanzione non potrà comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

Così, ad esempio, se l’impresa ottiene il contributo a fondo perduto nella misura di 3.500 euro e tale contributo dovesse risultare per qualche motivo indebito (perché, ad esempio, non si è verificata la contrazione prevista dalla norma del fatturato relativo al mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019), alla stessa potrà essere irrogata una sanzione amministrativa compresa tra 5.164 euro e 10.500 euro (pari al triplo del beneficio economico illecitamente percepito).