01. Aziende e lavoratori

Cos’è lo Smart working?

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra datore di lavoro e dipendenti, caratterizzato dall’assenza di vincoli spaziali e di orario e da forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi. Lo scopo è quello di agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro ed incrementare la competitività.

C’è un limite ai lavoratori in Smart working?

Tanto per il datore di lavoro pubblico quanto per quello privato, non esiste un numero massimo. Anzi, i decreti “Coronavirus” consigliano di favorire il più possibile la diffusione dello Smart working. Anche la normativa vigente prima dello stato d’emergenza sanitaria non prevedeva una soglia massima di lavoratori in questa modalità.

Per quanto tempo vige lo Smart working causa Covid-19?

Lo svolgimento del lavoro in modalità agile, anche senza gli accordi individuali richiesti, è previsto almeno fino al 17 maggio 2020, ossia per il periodo in cui è prevista l’applicazione delle misure straordinarie disposte dai vari decreti ‘Coronavirus’, ultimo dei quali in ordine di tempo il DPCM 26 aprile 2020.

Devo fornire al lavoratore gli strumenti necessari allo Smart working?

No. Se il datore, comunque è tenuto ad adottare ogni misura organizzativa e gestionale in merito, non può fornire gli strumenti tecnologici necessari, il lavoratore può comunque avvalersi dei propri supporti informatici.

È consentita la vendita al dettaglio di tutti i prodotti la cui produzione è ancora consentita?

No. Le attività di commercio al dettaglio restano disciplinate dall’allegato 1 del Dpcm 26 aprile 2020. La produzione di beni, autorizzata ai sensi dell’allegato 3 dello stesso Dpcm (ed eventuali successivi aggiornamenti) non ne autorizza la vendita al dettaglio.

Restano comunque consentite le altre forme di vendita previste dall’allegato 1 (via internet; per televisione; per corrispondenza, radio, telefono; per mezzo di distributori automatici).

Il take away e le consegne a domicilio sono possibili?

Le attività di somministrazione di alimenti e bevande sono sospese, ma dal 4 maggio, oltre che il servizio a domicilio, è possibile anche quello da asporto, cosiddetto take away: si possono ritirare gli alimenti, ma senza consumarli sul posto o in prossimità.

Per entrambe le modalità di vendita, è doveroso rispettare i requisiti igienico-sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto, evitando che al momento della consegna (da asporto o a domicilio) ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro.

È vero che devo mandare in ferie i miei dipendenti?

Sì, i decreti “Coronavirus” (al momento l’ultimo è il DPCM 17 maggio 2020, che riprende e prolunga le disposizioni dei precedenti) invita il datore di lavoro a promuovere la fruizione di ferie, congedi ordinari e misure simili (come la banca ore) durante il periodo dell’emergenza Covid-19. Fermo restando, laddove possibile, lo svolgimento della prestazione lavorativa in Smart working.

È vero che con il DL 18/2020 e il DL 34/2020 non posso licenziare?

Sì, è vero. Già con il DL 18/2020 (cd Cura Italia) per 60 giorni dall’entrata in vigore non era possibile i lavoratori, con anche la sospensione di tutte le istanze avviate a partire dal 23 febbraio 2020. Con il DL 34/2020 questo lasso di tempo viene ampliato fino a 5 mesi complessivi, sempre a partire dal 23 febbraio 2020.

Gli studi privati devono restare chiusi?

No, gli studi professionali possono restare aperti, se possono garantire la distanza di sicurezza interpersonale di almeno 1 metro. Se possibile, è però fortemente raccomandato anche in questo caso il massimo utilizzo dello Smart working, incentivando altresì ferie, congedi e gli altri strumenti previsti dal Ccnl applicato.

Un transfrontaliero può accedere allo Smart working?

Sì. Chi risiede in Italia e lavora in uno Stato limitrofo può accedere allo Smart working se il suo datore lo consente e secondo le condizioni previste del contratto di lavoro; non sono richiesti adempimenti in Italia al datore di lavoro straniero. Chi risiede all’estero e lavora in Italia può accedere allo smart working tranquillamente.

Sono consentite le attività collegate a quelle essenziali?

Le attività professionali non sono soggette alla sospensione. Possono stare aperte, dimostrando la loro utilità con comunicazione al prefetto, anche le filiere collegate alle attività aperte (vedi Allegati 1, 2 e 3 DPCM 26 aprile 2020), nonché le industrie di produzione a ciclo continuo (anche in questo caso con autocertificazione al prefetto). Laddove possibile è comunque raccomandato il massimo utilizzo del lavoro agile, nonché l’incentivazione di ferie e congedi retribuiti per i dipendenti e degli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva.

Cantieri e fabbriche sono regolarmente aperti?

Il DPCM 26 aprile 2020 ha provveduto a prorogare la chiusura delle attività considerate non essenziali al momento, con qualche nuova eccezione rispetto ai precedenti decreti. I cantieri, esclusi quelli di Ingegneria civile quasi al completo, sono chiusi così come le fabbriche che non dimostrino il essere determinanti per la filiera delle attività consentite. Queste ultime sono quelle esplicitate da ultimo nel DPCM 26 aprile 2020, in vigore dal 4 al 17 maggio 2020 compresi.

Ho riunioni e trasferte da fare! Posso svolgerle?

Sono sospese e annullate tutte le trasferte e i viaggi di lavoro nazionali e internazionali, anche se già concordati o organizzati. Non sono consentite neanche le riunioni (solo quelle urgenti ma con un numero ridotto di persone e a un metro di distanza interpersonale). Le riunioni è possibile svolgerle in videoconferenza.

Posso rimodulare turni e livelli produttivi?

Sì, si può procedere ad una rimodulazione dei livelli produttivi, sospendendo quelli non essenziali. E bisogna anzi assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione, così da diminuire al massimo i contatti, anche creando gruppi autonomi, distinti e riconoscibili. 

Nella mia azienda ora sospesa ho dei tirocinanti. Come devo comportarmi?

Se la scadenza del tirocinio cade nel periodo di sospensione dell’attività produttiva, lo stesso si intende prorogato e la durata originariamente prevista si intende prolungata per il periodo residuo non effettuato a causa della sospensione.

La comunicazione di proroga (Art. 4-bis Dlgs 181/2000) va effettuata entro 5 giorni dalla data di ripresa dell’attività produttiva dell’azienda presso la quale il tirocinio era svolto, ovvero entro 5  giorni dalla data di ripresa del tirocinio ove non coincidente con la data di ripresa dell’attività produttiva.

Lavoratori e assistenza disabili (legge 104/1992): è vero che i permessi sono stati estesi a marzo e aprile?

Sì, ai 3 giorni canonici fruibili mensilmente ne sono ora aggiunti altri 12 ad hoc per l’emergenza in corso. In totale, dunque, i giorni fruibili per marzo e aprile 2020 sono 18 utilizzabili senza vincoli o scadenze rigide. Le modalità per la richiesta e l’utilizzo di questi permessi rimangono quelle di sempre: quindi è possibile anche la fruizione frazionata ad ore, purché entro il 30 aprile.

L’estensione dei permessi è prevista per i lavoratori che assistono una persona con disabilità (art. 33, c- 3, L. 104/1992) e per i lavoratori a cui è riconosciuta una disabilità grave (art. 33, c. 6, L 104/1992).

02. Prevenzione e Sicurezza

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro?

Bisogna fare riferimento a quanto previsto dal Dlgs 81/08 e s.m.i.. Pertanto il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, di cui è responsabile, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari e di adottare le misure di prevenzione e protezione idonee a ridurre il rischio contenendo l’esposizione.

Quali sono le indicazioni generali di prevenzione?

È necessario lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o usare un gel a base alcolica; evitare contatti ravvicinati mantenendo la distanza di almeno un metro; evitare luoghi affollati; non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani; evitare le strette di mano e gli abbracci; coprirsi bocca e naso con fazzoletti monouso per starnutire o tossire, altrimenti usare la piega del gomito.

Quali sono gli obblighi per i commercianti aperti?

Le regole sono indicate all’allegato 5 del Dpcm 26 aprile 2020. Fra queste vi sono distanziamento sociale e la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura.

È inoltre obbligatorio far rispettare le misure anticontagio, come l’ingresso uno alla volta nei piccoli negozi e l’accesso regolamentato e scaglionato nelle strutture di più grandi dimensioni, l’uso di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso per i clienti dei supermercati, da mettere a disposizione vicino alle casse e ai sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, percorsi diversi per entrate e uscite.

La mia attività è chiusa al pubblico per decreto: posso effettuare consegne a domicilio?

Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale.

Chi organizza le attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro. È consentita anche la vendita di ogni genere merceologico, se effettuata per mezzo di distributori automatici.

Come posso controllare gli accessi agli ambienti di lavoro?

Il datore di lavoro può legittimamente esigere che vengano fornite informazioni utili alla valutazione e al controllo del rischio di trasmissione e diffusione del Covid-19: ad esempio può rinviare l’ingresso della persona negli ambienti di lavoro aziendali per 14 giorni se quest’ultima proviene da un’area a rischio o ha soggiornato in un’area a rischio.

Come devo comportarmi con i fornitori esterni?

Per l’accesso di fornitori esterni si devono individuare procedure di ingresso, transito e uscita, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale. Va ridotto anche l’accesso ai visitatori.

Posso registrare la temperatura dei miei dipendenti per avere uno storico?

No, non è ammessa la registrazione del dato relativo alla temperatura corporea rilevata, bensì è consentita la registrazione della sola circostanza del superamento della soglia stabilita dalla legge e comunque quando sia necessario documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso al luogo di lavoro.

Meglio annotare la temperatura di clienti o visitatori esterni?

Nel caso in cui la temperatura corporea venga rilevata a clienti (ad esempio, nella GDO) o visitatori occasionali, anche qualora la temperatura risulti superiore alla soglia indicata nelle disposizioni emergenziali non è, di regola, necessario registrare il dato relativo al motivo del diniego di accesso.

Come si indossa e rimuove correttamente la mascherina?

Prima di indossare la mascherina (è monouso) lavarsi le mani con acqua e sapone oppure una soluzione alcolica. Successivamente aprire la mascherina, sagomarla sulle fattezze del naso e coprire bocca e naso assicurandosi che aderisca bene al volto. Evitare di toccare la mascherina mentre la si indossa e, quando diventa umida, sostituirla con una nuova. Una volta tolta, presa dall’elastico, va gettata immediatamente in un sacchetto chiuso per poi lavarsi le mani.

Quali precauzioni igieniche devo prendere in azienda?

È obbligatorio che le persone presenti in azienda adottino tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani. L’azienda mette a disposizione idonei mezzi detergenti. Qualora il lavoro imponga una distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è necessario l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici) conformi.

Cosa fare se le misure adottate in azienda non bastano?

Il datore di lavoro, con il supporto del Servizio di Prevenzione e Protezione e del Medico Competente, aggiorna la valutazione dei profili di rischio per i lavoratori anche solo potenzialmente interessati, adotta ulteriori misure di prevenzione/protezione e monitora in modo costante le disposizioni stabilite ad hoc in sede nazionale e regionale in conseguenza dell’andamento epidemiologico.

In azienda usiamo agenti biologici. Quali sono le regole?

Il datore di lavoro deve verificare se le misure di prevenzione e protezione, già previste nel Documento di Valutazione dei Rischi e conseguentemente adottate nella realtà operativa, sono adeguate a controllare il rischio biologico per i lavoratori nel contesto epidemiologico attuale.

03. Adempimenti fiscali e burocrazia

Posso accedere alla cassa integrazione in deroga?

Tutte le imprese (lavoro domestico escluso), a prescindere dal numero di lavoratori dipendenti, può fare richiesta di cassa integrazione in deroga ai sensi del DL 18/2020. Con la conversione in legge (l. 27/2020) del DL 18/2020 c.d. Cura Italia, viene meno l’obbligo dell’accordo sindacale anche per le aziende con più di 5 dipendenti. Per quelle con meno di 5 dipendenti, già lo stesso DL Cura Italia non aveva previsto tale obbligo.

Un mio dipendente è contagiato. A chi va comunicato?

Il datore di lavoro deve comunicare i nominativi del personale contagiato alle autorità sanitarie competenti e collaborare con esse per l’individuazione dei “contatti stretti”, al fine di consentire la tempestiva attivazione delle misure di profilassi. Non è tenuto a comunicare i nominativi al RLS né agli altri dipendenti, fatta salva l’applicazione del protocollo da osservare in presenza di persona sintomatica in azienda.

Se richiedo lo stop al pagamento dei finanziamenti, la banca può inserirmi nella lista dei “cattivi clienti”?

Non dovrebbe farlo. Buona norma sarebbe quella di parlare prima con la banca e cercare di capire che impostazione vogliono tenere in merito. Come sempre, sono le persone a fare i rapporti. Ma l’impresa deve fare forza sul fatto che è opportuno condividere informazioni, senza forzare le situazioni. Va tenuto presente che, magari, l’interlocutore non ha ancora avuto modo di aggiornarsi.

Devo pagare bollette e fornitori, ma la banca dice che non posso utilizzare gli affidamenti poiché non sto lavorando. È vero?

Secondo il DL “Cura Italia” (DL 18/2020 , gli affidamenti non possono essere ridotti fino al 30 settembre 2020, quindi è opportuno informare l’interlocutore di questa disposizione, se non ne ha ancora notizia.

Fino a quando posso sospendere le scadenze di mutui e finanziamenti?

Secondo il DL “Cura Italia” (DL 18/2020), è possibile sospendere mutui e finanziamenti fino alla data del 30 settembre 2020. In base, invece, all’Accordo per il Credito 2019 dell’Abi, la sospensione è per 12 mesi o, in alternativa, è possibile allungare il mutuo fino a un tempo doppio rispetto a quello residuo.

Se il mutuo/finanziamento è scaduto, posso richiedere comunque la sospensione?

È fondamentale fare la richiesta di sospensione entro 90 giorni dalla scadenza. Oltre, non è possibile accedere alla sospensione. Quindi, in questo caso, è necessario pagare la rata scaduta e, solo successivamente, fare richiesta utile sulle rate successive.

Posso chiedere lo stop al mutuo con il DL 18/2020 e in seguito usufruire di un altro stop con l’Accordo per il credito 2019?

È una strategia che, dal punto di vista temporale, può essere adottata, considerando che l’Accordo per il credito 2019 consente di accedere alla sospensione fino al 31 dicembre 2020. In questo caso, sarebbe tuttavia opportuno concordare da subito tale strategia con la banca, onde evitare “rappresaglie” in caso di errata interpretazione.

Se il mutuo/finanziamento è scaduto, posso richiedere comunque la sospensione?

È fondamentale fare la richiesta di sospensione entro 90 giorni dalla scadenza. Oltre, non è possibile accedere alla sospensione. Quindi, in questo caso, è necessario pagare la rata scaduta e, solo successivamente, fare richiesta utile sulle rate successive.

Sono riconosciuti crediti d’imposta per botteghe e negozi?

Ai soggetti esercenti attività d’impresa è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.

Sono previsti crediti d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro?

Ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professioni è riconosciuto, per il periodo d’imposta 2020, un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro fino ad un massimo di 20 mila euro, fino all’esaurimento dell’importo massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020.