Ferie non fruite: occhio al versamento contributivo

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Ferie non fruite: occhio al versamento contributivo

Autore: Redazione Fiscal Focus

L’emergenza sanitaria che in questi mesi ha coinvolto il nostro paese continua a generare ripercussioni, anche indirette, sul calendario degli adempimenti fiscali e previdenziali.

Il prolungato ricorso agli ammortizzatori sociali e di conseguenza la sospensione totale o parziale delle obbligazioni principali scaturenti dal rapporto di lavoro, ossia l’espletamento dell’attività lavorativa e la corresponsione della retribuzione ha infatti influito, inevitabilmente, sulla disciplina di diversi istituti quali, ad esempio: la maturazione e la fruizione delle ferie ed il versamento della contribuzione per le ferie 2018 non ancora godute.

Prima di entrare nel merito della questione è opportuno analizzare brevemente la disciplina delle ferie per comprendere al meglio l’incidenza che sulla stessa può avere il ricorso agli ammortizzatori sociali.

È fondamentale ricordare che il “diritto del lavoratore a fruire di ferie annuali retribuite” è sancito dall’art. 36 della Costituzione; si tratta di un diritto irrinunciabile la cui ratio è quella di tutelare la salute del lavoratore consentendogli di recuperare le energie psico-fisiche e di cura delle relazioni affettive e sociali.

L’art.2019 c.c. dispone che tale periodo, la cui durata deve essere stabilita dalla legge, dai contratti collettivi, dagli usi o secondo equità, deve essere: possibilmente continuativo, determinato dall’imprenditore tenuto conto delle esigenze aziendali e degli interessi del lavoratore.

È poi l’art.10 del D.Lgs. 66/2003 a quantificare il periodo minimo feriale stabilendo che “il prestatore di lavoro ha diritto a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a 4 settimane. Tale periodo, salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva (eventuali previsioni in melius) va goduto per almeno due settimane consecutive nel corso dello stesso anno di maturazione e per le restanti due settimane, nei diciotto mesi successivi al termine dell’anno di maturazione”.

Qualora nei 18 mesi successivi le restanti 2 settimane non vengano fruite, nel mese in cui è in scadenza l’obbligazione contributiva, deve essere sottoposto a contribuzione l’imponibile comprensivo dell’indennità spettante per ferie non godute, anche se non è stata materialmente erogata al lavoratore. Se poi il lavoratore fruisce di un periodo di ferie dopo il versamento dei contributi questi saranno recuperati a conguaglio.

Vengono ricompresi nel periodo di servizio utile ai fini della maturazione delle ferie: i periodi di astensione dal lavoro per gravidanza e puerperio, per malattia e infortunio nei limiti del comporto, per congedo matrimoniale ed i periodi di assenza per l’adempimento di funzioni presso i seggi elettorali.

Non si computano nel periodo di servizio utile alla maturazione delle ferie, invece, i periodi di assenza per congedo parentale, assenza durante la malattia del bambino, assenze per malattia ed infortunio oltre il periodo di comporto, periodi di aspettativa non retribuita.

Per quanto concerne la maturazione delle ferie nei periodi di CIG va premesso che non esistono norme di legge che stabiliscano se, ai dipendenti in sospensione o riduzione di orario, spetti o meno il diritto al periodo feriale e se competa o meno in misura intera; si deve procedere quindi in via interpretativa esaminando gli indirizzi giurisprudenziali. In particolare, la Cassazione n.408/1991 partendo dalla ratio sottesa al diritto alle ferie (tutela della salute) dispone che “i lavoratori collocati in cassa integrazione a zero ore non maturano, in relazione al periodo di integrale sospensione salariale, alcun diritto alle ferie, alle quali gli art. 36 Cost. e 2019 c.c., annettono una funzione di riposo presupponente un’attività di servizio”.

Al contrario, in caso di riduzione parziale dell’attività lavorativa la giurisprudenza sostiene che il beneficio della maturazione delle ferie, presupponendo l’esigenza del recupero delle energie psico-fisiche, non è suscettibile di riduzione; pertanto, ai lavoratori posti in riduzione di orario spetta il diritto alla maturazione delle ferie (Cass. n. 3603/1986).

Infine, in merito alla fruizione delle ferie ed al versamento della contribuzione per le ferie non ancora godute dopo i 18 mesi in costanza di ammortizzatori sociali è utile richiamare la nota Min. Lav. 17/6/2011 n. 19 con cui il Ministero si è pronunciato in merito ad un interpello posto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro per conoscere il parere del Ministero in ordine a tre quesiti, ossia:

  • la possibilità per il datore di lavoro di fruire immediatamente degli ammortizzatori sociali, posticipando per ciascun lavoratore coinvolto, il godimento delle ferie annuali residue già maturate alla data di richiesta della CIG stessa;
  • se il datore di lavoro autorizzato ad un periodo di CIG dovesse comunque concedere ai lavoratori le altre due settimane di ferie nel corso dell’anno di maturazione;
  • se vi fosse un’eventuale autorizzazione al datore di lavoro in costanza di CIG, per differire il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali relativi alle ferie non godute.

Nella nota 19 il Ministero, richiamando una sua stessa Circolare, la n.8/2005, ha affermato che “costituiscono ipotesi oggettive derogatorie all’ordinaria modalità di fruizione delle ferie i casi di sospensione del rapporto di lavoro, ovvero forme di protratta inattività quali ad esempio la maternità obbligatoria e facoltativa, l’infortunio, l’aspettativa, gli interventi a sostegno del reddito ordinari e straordinari.

Dunque, in caso di sospensione totale dell’attività lavorativa, ovvero nell’ipotesi di CIG a zero ore, il Ministero ha ritenuto che non sussista il presupposto della necessità di recuperare le energie psico- fisiche cui è preordinato il diritto alle ferie. Ne consegue che la necessaria fruizione preliminare delle ferie, prima di accedere al programma di integrazione salariale, non operi sulle ferie già maturate e su quelle infra – annuali in corso di maturazione, tenuto conto che, in ragione del principio sopra enunciato, possono essere posticipate al momento della cessazione dell’evento sospensivo coincidente con la ripresa dell’attività produttiva.

In caso di CIG parziale, invece, l’eventuale differimento della fruizione delle ferie, residue ed infra-annuali, pone delle oggettive criticità. Ciò in quanto, in tali circostanze, deve comunque essere garantito al lavoratore il ristoro psico-fisico correlato all’attività svolta, anche in misura ridotta”.

Riguardo alla possibilità di differire il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti per le ferie non godute, il Ministero ha ritenuto opportuno richiamare l’impostazione seguita dall’INPS con circolari n. 186/1999 e n. 15/2002, ribadita anche con il messaggio n. 118/2003.

In particolare, a fronte di una previsione sia di natura legale che di carattere contrattuale collettiva, il momento impositivo nonché il riferimento temporale dei contributi coincidono con il diciottesimo mese successivo all’anno solare di maturazione delle ferie.

Tuttavia, occorre rilevare che possono verificarsi ipotesi peculiari di interruzione temporanea della prestazione di lavoro per cause previste da norme di legge, ad esempio la malattia, la maternità, nonché la concessione di CIGO, CIGS e CIG in deroga (v. anche messaggio INPS n. 18850/2006). In questi casi, qualora l’evento sospensivo intervenga nel corso dei 18 mesi di cui sopra, il termine per l’adempimento dell’obbligazione contributiva è da ritenersi sospeso per un periodo di durata pari a quello del legittimo impedimento, tornando a decorrere dal giorno in cui il lavoratore riprende l’ordinaria attività lavorativa.

Dalla posizione espressa dal Ministero del Lavoro, in definitiva, possiamo quindi affermare che in caso di sospensione a zero ore, il termine per l’adempimento dell’obbligazione contributiva slitta in avanti, per un periodo di durata pari a quello della sospensione. Lo stesso assunto, invece, non può essere confermato per il caso di riduzione dell’orario di lavoro.

Con riferimento quindi alle ferie maturate nel 2018 e non godute entro il 30 Giugno 2020, il versamento dei contributi dovrà essere effettuato con il modello f24 competenza di Luglio 2020; se, come avvenuto per le attività non rientranti nei servizi essenziali, è stato fatto ricorso agli Ammortizzatori con causale Covid-19 a zero ore il termine per il versamento sarà invece sospeso per un periodo pari alla durata della sospensione e tornerà a decorrere dal giorno in cui il lavoratore è tornato in servizio.