Gli annunciati ristori alle categorie colpite dal DPCM

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Gli annunciati ristori alle categorie colpite dal DPCM

Autore: Redazione Fiscal Focus

L’annuncio è stato chiaro ed inequivocabile: i ristori alle attività danneggiate dal nuovo D.P.C.M. saranno sostanziosi ed immediati, con accredito diretto sul conto corrente. Una promessa importante, che suona come una nuova potenza di fuoco, ma che con il passare delle ore si fa sempre più dai contorni incerti.

Già nella giornata odierna il Consiglio dei Ministri dovrebbe riunirsi al fine di varare le misure, e di conseguenza non dovrebbe mancare molto a che agli annunci si traducano in un qualcosa di comprensibile e tangibile, ma intanto vediamo quanto sin qui trapelato, basandoci sulle dichiarazioni rilasciate domenica, in conferenza stampa, dal Presidente Conte, e prendendo in considerazione anche le numerose dichiarazioni rilasciate dagli esponenti politici nelle ore successive.

Alle forze politiche un punto appare chiaro: occorre fare in fretta, e se il concetto non fosse già sufficientemente chiaro, le pesanti proteste di piazza scoppiate in diversi punti della penisola dovrebbero aver sortito quanto meno l’effetto di far emergere con chiarezza il messaggio che gli operatori economici sono allo sfinimento; tanto più che, dopo aver affrontato sacrifici su sacrifici per adeguarsi alle normative di sicurezza, l’unico risultato ottenuto è stato quello di vedersi chiudere l’attività, o ridurre l’orario ad un punto tale da comportare, seppure implicitamente, l’impossibilità di operare.

Le misure promesse sono molteplici: si è parlato di un’ulteriore estensione del credito imposta affitti, si è parlato di estensione della cassa integrazione, ma anche di abolizione della seconda rata IMU e, cosa più importante di tutte, di contributi a fondo perduto che dovrebbero essere accreditati in tempi più che celeri, direttamente in conto corrente.

Punto per punto, per quel poco o nulla che realmente sappiamo, ci permettiamo di sollevare da subito alcune eccezioni, tralasciando la parte relativa alla cassa integrazione che sarà meglio affrontata dai colleghi che si occupano della materia del lavoro.

Innanzi tutto, il credito imposta affitti: bene l’ulteriore estensione, ma non dimentichiamoci che già la precedente estensione, quella prevista dal decreto Agosto (art. 77 D.L. 104/2020) è ancora “sulla carta”, in attesa di autorizzazione UE. Quel che serve alle imprese è denaro liquido, non certo crediti d’imposta “virtuali”, tanto più quando non c’è nulla da versare.

Quanto all’IMU, il richiamo effettuato è stato talmente generico da rendere impossibile un commento; a logica, non dovrebbe trattarsi di una cancellazione diffusa, quanto piuttosto limitata a favore dei settori danneggiati. Con ogni probabilità, quindi, resteranno fuori dalla previsione i proprietari degli immobili locati agli imprenditori danneggiati, che difficilmente in questi mesi difficili hanno incassato gli affitti spettanti.

Quanto al contributo a fondo perduto, quel che sappiamo, per il momento – e sempre stando a semplici dichiarazioni – è che l’accredito dovrebbe avvenire direttamente in conto, e con tempi brevi perché i numeri di IBAN sono già conosciuti grazie alle istanze presentate ai sensi dell’articolo 25 del D.L. 34/2020. Questo intendimento, ribadito da più parti, è certamente consolante, peccato che non tenga affatto conto dell’incredibile situazione nella quale sono incappati non pochi contribuenti, che hanno presentato istanza indicando un IBAN errato (spesso solo perché la banca aveva cambiato codifica) e a tutt’oggi non sono riusciti ad incassare lo spettante poiché ad un certo punto (5 giorni dalla scadenza ultima) il canale telematico è stato chiuso, impedendo la correzione dell’istanza. A costoro non resta che presentare istanza di revisione, come da indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 65 dell’11 ottobre 2020, ed è facilmente immaginabile che questi soggetti, a causa di questo “intoppo”, non otterranno affatto un accredito immediato.

Viene anche da chiedersi come sia possibile, come affermato dal Presidente Conte, che le risorse necessarie siano già disponibili, non fosse altro perché migliaia di istanze, correttamente acquisite a suo tempo (e parliamo dei primi giorni di agosto!) siano tutt’ora in lavorazione, per la semplice motivazione che i fondi si sono rivelati insufficienti. Certamente la situazione dovrebbe sbloccarsi a breve, con il rifinanziamento della misura grazie ai fondi inizialmente stanziati per il bonus vacanze e non fruiti, ma è veramente difficile immaginare che i futuri accrediti avvengano con celerità, quando non si è riusciti nemmeno a saldare il dovuto pregresso.

Il vero punto, tuttavia, è quello dell’ammontare: come sarà calcolato il nuovo contributo a fondo perduto che – pare – dovrebbe essere riconosciuto senza necessità di istanza, grazie ad una selezione dei contribuenti effettuata in base ai codici ATECO? L’ipotesi più accreditata al momento (e l’unica possibile che non richieda la presentazione di una nuova domanda) è che l’importo venga commisurato a quello già riconosciuto a seguito della domanda presentata ex art. 25 D.L. 34/2020. In sostanza, i ristoratori, in base a quanto ottenuto con la precedente domanda, dovrebbero vedersi accreditare una somma da due a sei volte superiore (come da dichiarazione all’ANSA della vice-ministro dell’Economia Laura Castelli).

Se effettivamente ciò si verificherà, certamente sarà un sollievo per le attività beneficiarie, peccato che questo nuovo CFP, che potrebbe determinare la sopravvivenza dell’azienda, continuerà ad essere commisurato allo scostamento di fatturato avvenuto nell’aprile 2020 rispetto all’aprile 2019, un riferimento temporale che non rappresenta appieno nemmeno la crisi occorsa con l’esplosione della pandemia, e men che meno la crisi attuale.

Peraltro, viene annunciato anche che il sostegno potrebbe essere riconosciuto anche a favore dei soggetti che erano rimasti fuori dal CFP per il superamento della soglia di 5 milioni di fatturato, ma in tal caso, inevitabilmente, la domanda dovrà essere presentata ed i tempi si allungheranno.

Per tutti, non resta che attendere che il “decreto ristori” veda effettivamente la luce, e soprattutto vigilare che alle promesse corrispondano i fatti. Secondo le più recenti esternazioni i nuovi contributi a fondo perduto potrebbero essere accreditati già a partire dall’11 novembre, ed essere modulati in via differenziata (più o meno maggiorati) a seconda che l’attività sia costretta alla totale chiusura (es. sale bingo), piuttosto che limitata negli orari (ristorazione). Nell’attesa, e per alimentare un minimo la fiducia, potremmo già “accontentarci” nel vedere onorate le domande di CFP che giacciono inevase, da mesi.