La riforma fiscale: il nuovo “regime” di cassa

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La riforma fiscale: il nuovo “regime” di cassa

Autore: Redazione Fiscal Focus

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha esposto, nel corso di un’audizione davanti alla VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati, le priorità nell’utilizzo del Recovery Fund, con particolare riferimento a possibili interventi di riforma del sistema fiscale e della riscossione.

È dunque possibile trarre numerosi spunti con riferimento all’annunciata riforma dell’Irpef che inizierà a vedere la luce a partire dalla prossima legge di Bilancio. Tuttavia, anche in considerazione della complessità dell’intervento, la “revisione” dei criteri di tassazione degli autonomi non partirà dal 1° gennaio 2021, ma sarà necessario attendere l’anno successivo. Per il momento l’impalcatura della riforma dovrebbe essere inserita in una legge delega da approvare entro la fine dell’anno.

I soggetti interessati– Dal testo dell’audizione si desume che i nuovi criteri di tassazione in base al principio di cassa pura e di riscossione dovrebbero riguardare esclusivamente i soggetti di minori dimensioni. La novità non dovrebbe essere applicata, quindi, alle società di capitali.

La platea dei soggetti interessati all’applicazione della novità dovrebbe essere rappresentata dalle persone fisiche, cioè gli imprenditori individuali e i lavoratori autonomi, dalle società di persone, dai contribuenti che applicano il regime di vantaggio o il regime forfetario. Saranno dunque compresi anche gli esercenti arti e professioni.

Gli elementi caratterizzanti il nuovo sistema: il principio di cassa– Sulla base delle disposizioni attualmente in vigore, sia gli esercenti le attività di impresa di minori dimensioni (le c.d. imprese minori), sia gli esercenti arti e professioni, determinano il reddito con un regime improntato alla cassa. Alcuni componenti reddituali assumono rilevanza, ai fini fiscali, nel momento in cui maturano, cioè indipendentemente dall’avvenuto pagamento. Ad esempio, tale principio è previsto per i professionisti con riferimento ai canoni di locazione finanziaria maturati. Gli avvenuti pagamenti sono altresì irrilevanti con riferimento all’acquisto di beni la cui utilità è pluriennale. In tale ipotesi, infatti, la deducibilità del costo è suddivisa sulla base delle quote di ammortamento.

Tali criteri dovrebbero essere completamente rivisti a partire proprio dalla deducibilità del costo sostenuto per i beni di investimento. Dovrebbe così essere prevista la deducibilità totale ed immediata della spesa sostenuta in modo anche da incentivare il “rilancio” della domanda.

Il versamento periodico delle imposte – Un ulteriore elemento di novità del nuovo sistema dovrebbe essere rappresentato dalle modalità di riscossione e liquidazione delle imposte dovute. In particolare, dovrebbe essere prevista “l’introduzione di un sistema di liquidazione periodica mensile o trimestrale delle imposte sui redditi agganciato all’andamento della cassa, effettuando possibili compensazioni in automatico”.

Dal testo dell’audizione si desume che l’addebito delle imposte sul conto corrente del contribuente potrà essere effettuato:

  • tramite il pagamento in autoliquidazione da parte dello stesso contribuente alle scadenze mensili o trimestrali previste;
  • o, in alternativa, tramite addebito diretto, previa sua autorizzazione e comunque senza l’obbligo di istituire un conto corrente dedicato.

In conseguenza del nuovo sistema viene anche previsa l’abolizione dei versamenti in acconto di giugno e di novembre e della ritenuta d’acconto per i professionisti. Il nuovo sistema “renderebbe il versamento delle imposte dirette più continuo nell’arco dell’anno o aderente alla situazione del contribuente e alle esigenze erariali.

Le criticità del nuovo sistema – Dal testo dell’audizione si desume che il contribuente non dovrà aprire un conto dedicato. Viene dunque meno l’ipotesi di coinvolgere il sistema bancario nell’obbligo di comunicare al Fisco gli avvenuti incassi dei compensi. Se sul conto corrente potranno affluire anche importi aventi diversa natura, le banche non saranno in grado di fornire al Fisco le necessarie informazioni delle predette somme transitate sul conto corrente.

Sussiste, quindi, il concreto rischio che il legislatore introduca l’obbligo a carico degli operatori di comunicare gli avvenuti incassi e pagamenti con un conseguente aggravio degli oneri e adempimenti a carico degli stessi.

Il sistema prevede, sia pure come alternativa, la possibilità di autoliquidare le imposte. Se, ad esempio, dovesse essere prevista la periodicità mensile, i professionisti si troverebbero nelle condizioni di dover sopportare ben dodici adempimenti in più che si aggiungerebbero a quelli attualmente in vigore. In buona sostanza, il Fisco chiederebbe maggiore collaborazione e con l’intento di spalmare le imposte annuali su dodici mesi chiederebbe a tutti gli operatori coinvolti un impegno mensile effettuando il calcolo del dovuto.