Licenziamento per assenza ingiustificata: il ticket Naspi lo paga il lavoratore

soldi grafico

Licenziamento per assenza ingiustificata: il ticket Naspi lo paga il lavoratore

Autore: Redazione Fiscal Focus

Come ormai noto è dal 12 marzo 2016, che imprese e lavoratori fanno i conti con la procedura delle dimissioni telematiche per effetto dell’entrata in vigore del Decreto Ministeriale del 15 dicembre 2015, attuativo del Decreto Legislativo 151/2015. A partire da quella data, le cessazioni di rapporto di lavoro per dimissioni volontarie o risoluzioni consensuali si effettuano, obbligatoriamente e a pena di nullità, in modalità telematica.

La norma, pensata per debellare il fenomeno delle dimissioni in bianco, presenta da sempre delle criticità, che, ad oggi, nonostante richieste di interventi e sentenze di merito, restano nei fatti ancora irrisolte.

La criticità maggiore riguarda le ipotesi per cui un lavoratore, che abbia espresso la sua volontà ad interrompere un rapporto di lavoro, anche se manifestata verbalmente o per iscritto, ma che, successivamente non ne abbia concretamente dato seguito con la procedura telematica, deve, necessariamente per legge, essere licenziato dal datore di lavoro, che si trova così costretto a dover versare il ticket di licenziamento utile a finanziare l’accesso alla Naspi, prestazione assistenziale a cui il lavoratore dimissionario non avrebbe nei fatti diritto a godere.

Per una carenza di previsione delle dimissioni per fatti concludenti nell’attuazione dell’attuale normativa, si innesca quindi un meccanismo a catena: il lavoratore dipendente, lasciando semplicemente decantare la situazione, si ritroverà con un licenziamento, grazie al quale potrà beneficiare dell’indennità a sostegno del reddito. Di contro l’azienda subirà un danno economico inevitabile, così come le casse dello Stato, che subiranno la condotta del lavoratore e la conseguente erogazione di una prestazione assistenziale indebita.
Con la Sentenza n. 106/2020, pubblicata il 30 settembre 2020, il Tribunale di Udine ha condannato un lavoratore dipendente a risarcire l’azienda presso cui era impiegato, dell’ammontare del ticket di licenziamento che la stessa si era trovata costretta, suo malgrado ma in forza di legge, a versare all’INPS.

Il lavoratore dipendente, dopo aver manifestato la sua volontà di interrompere il rapporto di lavoro, invece di procedere con la presentazione delle dimissioni telematiche, ha chiesto all’azienda di essere formalmente licenziato per poter beneficiare della Naspi. Di fronte ai ripetuti rifiuti dell’impresa, il lavoratore si è assentato in modo ingiustificato, costringendo il datore di lavoro a procedere al licenziamento disciplinare per giusta causa, con conseguente aggravio del contributo (cd. ticket) per il licenziamento pari ad € 1.469,00. Il Tribunale di Udine ha accertato la sussistenza del credito dell’azienda per l’importo del contributo del ticket pagato, in quanto il licenziamento era stato indotto dal comportamento omissivo del dipendente e lo ha compensato, in parte, con il credito vantato dal lavoratore dipendente a titolo di mancate retribuzioni.

A parere del giudice, è stato adeguatamente provato che l’iniziativa di porre fine al rapporto fu presa esclusivamente dal dipendente, il quale, solo a fronte del rifiuto dell’azienda, si è deliberatamente assentato dal posto di lavoro, al solo fine di farsi licenziare e poter così avere diritto alla Naspi.

Con questa sentenza, per la prima volta, i giudici condannano inequivocabilmente la condotta omissiva del lavoratore che, sebbene formalmente coerente con l’attuale normativa, veniva posta in essere al solo scopo di trarre un beneficio non legittimo ai danni del datore di lavoro e dello Stato. Sarebbe interessante, alla luce di questa pronuncia, valutare altri due aspetti:

  • la condanna al risarcimento del danno da parte del lavoratore al pagamento del ticket, lo pone in difetto con l’indebita percezione della Naspi?
  • Dopo anni di incertezza del diritto, a seguito di questa pronuncia, è lecito aspettarsi una correzione nella norma che porti sì ad arginare il fenomeno delle dimissioni in bianco, ma che allo stesso tempo cessi di rappresentare un’arma dei lavoratori ai danni delle aziende?

In attesa che venga inserita nella normativa di riferimento l’ipotesi delle dimissioni per fatti concludenti, secondo cui, una volta accertata l’intenzione di dimettersi da parte del lavoratore, manifestata e posta in essere nei fatti, si dovrebbe poter procedere alla cessazione del rapporto anche in assenza di procedura telematica, riproponiamo in allegato un format di contestazione di assenza assimilabile ad aspettativa, che non risolve la criticità ma quantomeno la argina, pensato allo scopo di non favorire comportamenti che possano procurare un indebito arricchimento accedendo a prestazioni a sostegno del reddito a spese dell’Inps e dei contribuenti.