Maxi detrazione 110%: i contenuti del visto di conformità

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Maxi detrazione 110%: i contenuti del visto di conformità

Autore: Redazione Fiscal Focus

La detrazione del 110%, spettante nei caso in cui il proprietario di immobili effettui i lavori finalizzati al risparmio energetico di cui all’art. 119 del decreto Rilancio, rappresenta un’ottima opportunità, ma solo se ben sfruttata. Coloro che saranno interessati dovranno porre estrema attenzione ai numerosi adempimenti. Diversamente, nel caso in cui fossero commesse irregolarità, anche formali, si rischierebbe il disconoscimento del beneficio dopo molti anni con l’irrogazione delle relative sanzioni, con conseguenze che rischiano di essere estremamente “pesanti”.

In generale, il legislatore ha subordinato il beneficio della maxi detrazione a numerosi obblighi. Ad esempio uno di questi è costituito dalla diagnosi energetica del fabbricato. Il beneficio è subordinato al miglioramento di almeno due classi energetiche da dimostrare mediante l’A.P.E. ante e post intervento, rilasciato da un tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata.

Il visto di conformità – Al fine di rendere massimo il beneficio, la persona fisica che esegue i lavori previsti dalla disposizione in esame può ottenere il c.d. sconto in fattura. Tale vantaggio si ottiene tramite il riconoscimento di un contributo dalla ditta che effettua l’intervento. In questo caso, se lo sconto in fattura equivale al corrispettivo non è necessario pagare alcuna somma all’impresa. A sua volta la ditta esecutrice dei lavori potrà utilizzare lo sconto concesso sotto forma di credito di imposta in compensazione con tributi o contributi. In alternativa, la stessa ditta potrà cedere il relativo credito in favore di banche, intermediari finanziari o altri soggetti. L’utilizzo diretto del credito di imposta presenta, come controindicazione, la circostanza che la ditta potrà utilizzare in compensazione l’importo in cinque quote annuali di pari importo. La quota dell’anno non utilizzata non potrà però essere riportata a nuovo nell’anno successivo. In pratica non sarà mai più utilizzabile.

In alternativa allo sconto in fattura, la persona fisica o il condominio potranno cedere direttamente il credito di imposta. In questo caso, però, il credito matura per effetto del pagamento dell’intervento edilizio alla ditta esecutrice dei lavori. In pratica, al fine di ottenere il credito sarà necessario privarsi delle disponibilità finanziarie salvo poi rientrarne in possesso non appena sarà stato possibile effettuare la cessione del credito.

Deve però considerarsi che, nel caso in cui si intenda beneficiare dello sconto in fattura, ovvero effettuare la cessione del credito, il legislatore ha previsto un ulteriore adempimento. L’art. 119, comma 11 prevede che “Ai fini dell’opzione per la cessione o per lo sconto di cui all’art. 121, il contribuente richiede il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta per gli interventi di cui al presente articolo”.

Si pone in tal caso il problema dei contenuti del visto. Ci si deve cioè domandare se il controllo cui risulta tenuto il professionista o il CAF, precedentemente al rilascio del visto, sia di tipo documentale, ovvero sia necessario anche entrare nel merito dei relativi dati.

In alcuni casi risulta evidente come il visto debba limitarsi a riscontrare l’esistenza della documentazione. Ad esempio, sarà necessario verificare che il tecnico abilitato abbia rilasciato, nella forma della dichiarazione asseverata, l’A.P.E ante e post intervento. L’intermediario abilitato, ad esempio un dottore commercialista, non sarà tecnicamente in grado di effettuare valutazioni circa la correttezza o veridicità dell’attestazione. Il riscontro dovrà essere limitato all’esistenza della documentazione, all’effettuazione della diagnosi energetica prima e dopo l’intervento, a alla circostanza che dalla documentazione risulti il miglioramento di due classi energetiche.

La norma prevede testualmente che il visto di conformità riguardi i dati relativi alla documentazione. Il riscontro sembra essere soprattutto documentale. Ad esempio, dovrà essere verificata l’esistenza dei “bonifici parlanti” dove risulta che il pagamento delle somme, nell’ipotesi di cessione del credito, sia stato effettuato nel periodo compreso tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. Tuttavia, l’effettuazione di un’analisi di merito sembra inevitabile con riferimento alla tipologia di interventi. Ad esempio, il visto di conformità non potrà essere concesso se la tipologia di intervento non consente di beneficiare della detrazione del 110%. È essenziale che l’Agenzia delle Entrate chiarisca fino a che punto debba spingersi l’analisi di merito delle spese nell’ipotesi in cui il visto di conformità sia necessario per ottenere lo sconto in fattura ovvero la cessione del credito.