Prorogata al 31 gennaio la chiusura dell’esercizio per mancata emissione scontrini

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Prorogata al 31 gennaio la chiusura dell’esercizio per mancata emissione scontrini

Autore: Redazione Fiscal Focus

Come noto, l’omessa certificazione di corrispettivi contestata ai soggetti non obbligati all’emissione della fattura (ex art. 22 del D.P.R. n. 633/1972), nei casi di recidiva può comportare, oltre all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, anche la notifica di un provvedimento di chiusura dell’esercizio, quale sanzione accessoria alla precedente.

La notifica di tale sanzione accessoria è soggetta ad un termine perentorio, a pena di decadenza, espressamente stabilito dall’art. 12, comma 2-bis del D.Lgs n. 471/1997.

Nell’attuale fase emergenziale conseguente all’ampia diffusione dell’epidemia da Covid-19 sull’intero territorio nazionale, sono intervenute specifiche disposizioni che, nel sospendere i termini relativi all’attività degli Uffici finanziari (nonché della Guardia di Finanza che con essi si pone in funzione collaborativa e prodromica), vanno ad impattare anche sui termini previsti per la notifica dei citati provvedimenti sanzionatori accessori.

L’atto di contestazione – Qualora venga constatata la mancata o l’irregolare emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale, all’esercente viene contestata la violazione punita dal combinato disposto dai commi 3 e 4 dell’art. 6 del D.Lgs n. 471/1997, con la sanzione pari al cento per cento dell’imposta corrispondente all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro.

In tali casi, copia del verbale contenente la constatazione della violazione viene trasmessa all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio (in ragione del domicilio fiscale dell’esercente), titolare del relativo potere sanzionatorio, che viene esercitato mediante notifica al titolare dell’esercizio di un atto di contestazione, ex art. 16 del D.Lgs n. 472/1997.

Avverso una contestazione di tal sorta, sono ammessi i rimedi esperibili in via generale per ogni atto di contestazione emesso per una violazione amministrativa tributaria, quali:

  • la possibilità, entro il termine previsto per la proposizione del ricorso, di definire la controversia con il pagamento di un importo pari ad un terzo della sanzione indicata nell’atto, soluzione che impedisce l’irrogazione delle sanzioni accessorie;
  • in alternativa alla definizione agevolata ed entro lo stesso termine per la proposizione del ricorso, la produzione di apposite deduzioni difensive;
  • in mancanza di definizione agevolata e di produzione di deduzioni difensive, l’impugnazione dell’atto (che assume, pertanto, natura di provvedimento di irrogazione di sanzione), dinanzi alle Commissioni tributarie.

Sanzioni accessorie – Ma l’art. 6 del D.Lgs n. 471/1997 non esaurisce l’ambito sanzionatorio relativo all’omessa certificazione dei corrispettivi; il successivo art. 12, comma 2 del medesimo decreto prevede una sanzione accessoria applicabile quando siano contestate, ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs n. 472/1997, quattro distinte violazioni, compiute in giorni diversi nell’arco di un quinquennio.

In tali casi è disposta la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, ovvero la sospensione dell’esercizio dell’attività medesima, per un periodo da tre giorni a un mese.

Per espressa previsione normativa e in deroga a quanto previsto dall’art. 19, comma 7 del D.Lgs n. 472/1997, ai sensi del quale le sanzioni accessorie vanno eseguite quando il provvedimento sanzionatorio è divenuto definitivo, il provvedimento cautelare amministrativo de quo è immediatamente esecutivo.

Peraltro, la norma prevede un’aggravante, comportante l’applicazione della misura accessoria da uno a sei mesi, qualora l’importo complessivo dei corrispettivi oggetto di contestazione (inteso come sommatoria delle quattro diverse contestazioni nel quinquennio) risulti superiore a 50.000 euro.

Procedimento di chiusura dell’esercizio – I successivi commi da 2-bis a 2-quater del medesimo art. 12 disciplinano il procedimento di applicazione della misura accessoria de qua: viene individuata, in particolare, la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio quale Autorità designata per l’emissione, con un obbligo di notificazione del provvedimento al trasgressore, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di contestazione della quarta violazione.

Quanto all’attività meramente esecutiva e di vigilanza sul rispetto della misura interdittiva, la norma chiama in causa le articolazioni territoriali della Guardia di Finanza, o dell’Agenzia delle Entrate le quali, peraltro devono apporre i propri sigilli all’esercizio coinvolto.

La sospensione delle attività di controllo e accertamento – Ai sensi dell’art. 67 del Decreto Cura Italia (D.L. n. 18/2020, convertito dalla Legge n. 27/2020), Sono rimasti sospesi dall’8 marzo al 31 maggio 2020 i termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori.

Sulla base di tale previsione normativa, l’Agenzia delle Entrate, in risposta a specifico quesito, nella Circolare n. 8/E del 3 aprile 2020 (cfr par. 2.11) ha avuto modo di precisare: “Nell’ambito applicativo delle richiamate disposizioni normative (…) rientra anche il procedimento di sospensione dell’esercizio dell’attività ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, in caso di contestazione, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, nel corso di un quinquennio, di quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale. In proposito va precisato quanto segue. Il comma 2-quater del citato articolo 12 dispone che l’esecuzione del provvedimento di sospensione è assicurata con l’apposizione del sigillo dell’organo procedente e con le sottoscrizioni del personale incaricato”.

Tuttavia, aggiunge: “Qualora tali attività siano state già svolte, la chiusura resta ferma, non risultando applicabili le disposizioni ed istruzioni operative riferite alla sospensione dei termini e dell’attività degli Uffici”.

Le novità del Decreto Rilancio – Sulla disciplina sospensiva in commento si innesta in pieno il disposto di cui all’art. 151 del Decreto Rilancio (D.L. 19 maggio 2020, n. 34), che riprende il disposto di cui al commentato art. 67, primo comma del Decreto Cura Italia, proprio con riferimento alla sanzione accessoria di cui all’art. 12 del D.Lgs n. 471/1997.

Al primo comma, in particolare, viene disposto: “E’ prorogato fino al 31 gennaio 2021, il termine finale della sospensione disposta dall’articolo 67, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, per la notifica degli atti e per l’esecuzione dei provvedimenti di sospensione della licenza o dell’autorizzazione amministrativa all’esercizio dell’attività, ovvero dell’esercizio dell’attività medesima o dell’iscrizione ad albi e ordini professionali”.

Per quanto disposto al successivo comma 2, la proroga della sospensione di che trattasi “non si applica nei confronti di coloro che hanno commesso anche una sola delle quattro violazioni previste dall’articolo 12, comma 2 e comma 2-sexies, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (…), successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

In altri termini, se la “quarta violazione” nel quinquennio è commessa successivamente al 19 maggio 2019, non si applica la “sospensione lunga” fino al 31 gennaio 2021; di conseguenza, l’atto di sospensione (che, si ribadisce, è immediatamente esecutivo) dovrà essere notificato, a pena di decadenza, entro 6 mesi dalla data di notifica della quarta contestazione.