Riforma fiscale: occasione per riallineare il magazzino

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Riforma fiscale: occasione per riallineare il magazzino

Autore: Redazione Fiscal Focus

Finalmente ci siamo. La decisione di procedere a una revisione del sistema fiscale, almeno con riguardo alle imposte sui redditi delle persone fisiche, è salutata con favore da tutti gli addetti ai lavori.

La speranza è quella di un Fisco semplice, semplificato, ma, principalmente, orientato alla riduzione del carico fiscale. È necessario modificare il criterio di determinazione del reddito per le imprese (minori) e per gli esercenti arti e professione, rendendo più lineare la tenuta della contabilità, liberandola da “lacci” e “lacciuoli” che complicano la vita a tutti gli operatori del settore.

In più, sembra opportuno eliminare tutte quelle disposizioni che obbligano imprenditori e professionisti ad applicare una doppia valutazione, ossia costi deducibili sotto il profilo civilistico, ma indeducibili o deducibili parzialmente sotto l’aspetto fiscale.

Un suggerimento – A parere di chi scrive, questa potrebbe essere l’occasione per regolarizzare il magazzino, che non rispecchia la reale consistenza. Infatti, spesso le rimanenze contabili di magazzino risultano superiori rispetto a quelle effettive.

In proposito, al di fuori dei condoni che si sono succeduti nell’ultimo ventennio, potrebbe essere particolarmente interessante applicare una disposizione simile a quella introdotta dall’articolo 7, commi da 9 a 11, della legge n. 488/1999, legge Finanziaria del 2000, che permise di rottamare il magazzino.

Il funzionamento era semplice, consistendo nella creazione di un coefficiente di maggiorazione (reso noto attraverso un decreto ministeriale) da applicare alle esistenze iniziali di magazzino da eliminare, comportando però il versamento dell’IVA e di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap, che dovrebbe essere adeguata all’attuale momento di crisi economica che stiamo attraversando.

In sostanza, considerando che il tutto dovrebbe essere eseguito entro il 31 dicembre 2020, l’eliminazione comporterebbe:

  • a) il pagamento dell’IVA, determinata applicando l’aliquota media riferibile all’anno 2019 all’ammontare che si ottiene moltiplicando il valore eliminato per il coefficiente di maggiorazione stabilito in funzione dell’attività esercitata;
  • b) il pagamento di un’imposta sostitutiva, come sopra specificata, che, per ipotesi, potrebbe essere pari al 3 per cento (in origine al 30 per cento) da applicare alla differenza tra l’ammontare calcolato con le modalità indicate alla lettera sub a) ed il valore eliminato.

Tramutando il tutto con un esempio:
Esercente attività di abbigliamento con coefficiente di maggiorazione ipotetico dell’1,30

  • • Valore contabile delle esistenze iniziali al 1°.1.2020: € 56.000,00
  • • Valore reale delle esistenze: € 25.000,00
  • • Importo da eliminare: € 31.000,00 (56.000,00 – 25.000,00)
  • • Coefficiente di maggiorazione: 1,30
  • • Aliquota IVA: 22%
  • • Ricavi presunti: (31.000,00 * 1,30) = € 40.300,00
  • • IVA dovuta: 40.300,00 * 22% = € 8.866,00
  • • Imposta sostitutiva: (40.300,00 – 31.000,00) = 9.300,00 * 3% = € 279,00
  • • Imposta totale da versare: (8.866,00 + 279,00) = € 9.145,00

Quest’ultimo importo potrebbe essere versato integralmente ovvero in forma rateale, come generalmente avviene, con possibilità di compensazione.

L’adeguamento delle esistenze iniziali di magazzino potrebbe essere effettuato non solo attraverso l’eliminazione, ma anche mediante l’iscrizione delle esistenze iniziali precedentemente omesse.

In questo caso, però, il carico tributario è limitato all’imposta sostitutiva da applicare al valore iscritto. Non si applicherebbe, quindi, il coefficiente di maggiorazione e non risulterebbe dovuta l’IVA, poiché la merce, le materie prime o il prodotto finito saranno ceduti in futuro.

L’operazione come sopra rappresentata non sarà “indolore” per il contribuente, causa poco danno all’erario, ma certamente è l’occasione per partire con il piede giusto per il Fisco che verrà.
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