Risparmio energetico e maxi-detrazione del 110%: un ventaglio di alternative

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Risparmio energetico e maxi-detrazione del 110%: un ventaglio di alternative

Autore: Redazione Fiscal Focus

La maxi – detrazione del 110 per cento rappresenta un’ottima opportunità per il rilancio dell’edilizia, ma sarà fondamentale comprendere le modalità di utilizzo dei crediti maturati con il bonus fiscale. È scaduto il termine per l’approvazione del provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate che dovrà disciplinare la cessione dei crediti fiscali. Si tratta di un elemento essenziale affinché il bonus sia effettivamente in grado di rilanciare il settore dell’edilizia che più di altri ha sofferto la crisi economica del Paese, già prima dell’emergenza epidemiologica di Covid-19.

In attesa dall’approvazione del provvedimento direttoriale, sulla base di un’interpretazione letterale della norma, sembra potersi affermare che il contribuente sia in grado di scegliere tra diverse opportunità in modo da rendere massimo il beneficio fiscale.

A tal proposito deve osservarsi preliminarmente come la possibilità di fruire dello sconto in fattura o di cedere il credito, sia del tutto scollegata dalla capienza della maxi – detrazione del 110 per cento rispetto all’imposta lorda gravante del contribuente. Pertanto, anche se il contribuente ha un reddito tale da consentirgli di assorbire la nuova detrazione in quanto l’imposta lorda è capiente, in alternativa, esercitando l’opzione telematica, sarà comunque possibile effettuare la cessione del credito.

In base ad un’interpretazione letterale della disposizione, sono possibili anche scelte parziali e diverse. L’articolo 119 in rassegna prevede la possibilità di fruire, con riferimento agli interventi finalizzati al risparmio energetico indicati dalla norma, di una maxi – detrazione del 110 per cento. Il beneficio riguarda le spese sostenute nel periodo compreso tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. La detrazione deve essere ripartita tra gli avventi diritto in cinque quote annuali di pari importo. È possibile, però, che il contribuente non sia in possesso di redditi da dichiarare e quindi può optare per scelte alternative. Potrebbe chiedere, ad esempio, alla ditta esecutrice dei lavori, lo sconto in fattura. L’operazione consiste nel riconoscimento al soggetto committente di un contributo di un importo che non può superare il corrispettivo totale. Tale contributo è dunque pari ad un importo inferiore alla detrazione in quanto incontra un limite massino nel corrispettivo dovuto alla ditta.

Ad esempio, se l’importo del corrispettivo ammonta a 150.000 euro, la detrazione del 110 per cento sarebbe pari a 165.000. Tale importo può essere utilizzato a riduzione dell’imposta lorda per cinque quote annuali pari a 33.000 cadauna. In alternativa, lo sconto in fattura può essere riconosciuto fino ad un massimale del corrispettivo e quindi in misura non superiore a 150.000. Tale importo rappresenta, però, la soglia massima. La ditta può riconoscere lo sconto, ad esempio, nella minore misura di 70.000 euro. In tale ipotesi, la differenza tra il corrispettivo complessivo e lo sconto in fattura dovrà essere effettivamente corrisposta alla ditta esecutrice dei lavori. In tal caso, il contribuente proprietario dell’immobile avrà la possibilità di fruire del vantaggio in due diverse modalità. Il primo beneficio consiste, come detto nello sconto in fattura. Il secondo consiste nel riconoscimento della detrazione del 110 per cento determinata in base all’importo corrisposto alla ditta. Il corrispettivo corrisposto nella misura di 80.000 euro attribuisce al contribuente il diritto alla corrispondente detrazione del 110 per cento pari a 88.000. Il bonus potrà essere utilizzato come abbattimento dell’IRPEF lorda in cinque quote annuali pari a 17.600 euro cadauna.

In realtà sono possibili anche ulteriori scelte. Il contribuente potrà decidere di utilizzare una parte della detrazione in abbattimento dell’Irpef lorda, ma sempre con il vincolo delle cinque quote annuali. Ad esempio, la detrazione di 40.000 euro potrebbe essere utilizzata direttamente in diminuzione dell’Irpef, in cinque quote annuali pari a 8.000 euro cadauna, trasformando la differenza, pari a 48.000 euro in credito di imposta. Tal credito potrà ad esempio essere utilizzato in compensazione orizzontale con altri tributi. Anche in questo caso, l’utilizzo deve essere effettuato in cinque quote annuali di pari importo. Il credito di imposta compensabile annualmente ammonterebbe così a 9.600 euro. Sarà però necessaria un’attenta pianificazione in quanto l’importo annuale non utilizzato in compensazione non sarà più utilizzabile negli anni successivi, non trovando applicazione un meccanismo di riporto a nuovo del credito. È prevista, infine, un’ulteriore opportunità. Il credito residuo può anche essere ceduto ad altri soggetti, ad istituti di credito e ad intermediari finanziari. Anche in tale ipotesi risulteranno decisive le istruzioni contenute nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate di prossima emanazione.