Sospensione Covid e sospensione feriale: la prima assorbe la seconda

webinar

Sospensione Covid e sospensione feriale: la prima assorbe la seconda

Autore: Redazione Fiscal Focus

La Suprema Corte con la sentenza n. 10252 emessa lo scorso 29 maggio 2020 ha “dettato una regola” in tema di convivenza fra sospensioni straordinarie dei termini processuali e la sospensione feriale.

Il tema è quanto mai sentito dai Colleghi che si occupano di contenzioso, dato che l’infausto anno 2020 ci ha portato una sospensione “straordinaria” dei termini processuali, quella di cui all’art. 83 DL 18/2020 (Cura Italia) che, per l’appunto, ha sospeso i termini processuali dal giorno 9 marzo al giorno 11 maggio, quindi per gli ormai “famosi” 64 giorni.

Il nostro quotidiano si è già interessato degli insidiosissimi intrecci dei termini processuali come normati e sospesi da più di un intervento normativo d’emergenza, e da altrettanti interventi di prassi (per un approfondimento si rimanda al contributo La crisi Covid-19 trasforma il difensore in un “chiromante”, dello scorso 20 maggio).

In questa sede vogliamo concentraci su una specifica situazione problematica, fra le tante, ovvero quella della convivenza, o meno, dalla “sospensione Covid” con quella feriale, in tutte le ipotesi in cui i termini ordinari, a cui applicare la “sospensione Covid” si accavallino, per l’appunto, con il periodo di sospensione feriale.

La sentenza 10252/2020 – principio di assorbimento – La vicenda trattata dalla Suprema Corte, ovviamente, non riguarda l’attuale “sospensione Covid” bensì la sospensione “straordinaria” ex art. 39 c.12 DL 98/2011 avente ad oggetto la definizione agevolata delle liti pendenti di importo inferiore ad Euro 20.000. Il principio, però, è estremamente calzante per le fattispecie che si verificheranno nelle prossime settimane.

Un contribuente vide depositare dalla CTR Toscana una sentenza a lui avversa lo scorso 20 dicembre 2010. La sentenza, come spesso accade, non venne notificata dalla parte vincitrice, pertanto il contribuente (soccombente) aveva facoltà di impugnare la sentenza per Cassazione nel termine lungo di 1 anno (ora il termine è stato ridotto a mesi 6 come da L. 69/2009).
Ne consegue che il termine di impugnazione sarebbe scaduto il successivo 20 dicembre 2011. Ma l’art. 39 c. 12 DL 98/2011 sospendeva i termini processuali dal 6 luglio 2011 al 30 giugno 2012 (ovvero 360 giorni): da cui l’originario termine del 20 dicembre 2011 veniva ridefinito nel successivo 14 dicembre 2012.

A tale data, però, andava aggiunta la sola sospensione feriale relativa all’anno 2012, pari a 46 giorni (oggi ridotti a 31 ex DL 132/2014) portando il termine di impugnazione al 29 gennaio 2013: e questo è il nodo centrale del pronunciamento degli Ermellini.

In base alle argomentazioni sviluppate dai Giudici della Suprema Corte, quando in un medesimo arco temporale vengono ad “esistere” due sospensioni, una “speciale/straordinaria” ed una “ordinaria” (quale quella feriale), la sospensione straordinaria assorbe l’ordinaria.

Nel caso di specie, quindi, nessun computo di ulteriori 46 giorni dovuti alla sospensione feriale 2011, sospensione che venendo ad esistere in un periodo durante il quale già vigeva un’altra e specifica sospensione (nel caso di specie quella ex art. 39 c. 12 DL 98/2011), quella feriale viene ad esserne assorbita, non operando quindi autonomamente.

Sospensione Covid e sospensione feriale 2020 – I paralleli fra la vicenda trattata dalla Cassazione nella sentenza in commento e la prossima sospensione feriale 2020 sono sin troppo evidenti: quali comportamenti dovremo adottare?

Immaginiamo che a ridosso dell’inizio del periodo di lockdown, fosse stata depositata, presso la segreteria di una Commissione Tributaria, una sentenza e che la stessa non fosse stata oggetto di notifica, vuoi per scelta “strategica” o per impossibilità ascrivibile alla tematica Covid.

Ebbene, essa andrebbe appellata/impugnata nel termine lungo di 6 mesi oltre ai 64 giorni di “sospensione Covid”: è abbastanza normale che questo semplice conteggio porti il termine processuale ad una data successiva rispetto al 31 agosto 2020.

Ciò che la sentenza della Superma Corte in commento ci dice è che il periodo di sospensione feriale viene assorbito, nel computo dei termini, dalla sospensione eccezionale da Covid.

Esemplificando: se la sentenza di una CTP provinciale fosse stata depositata presso la segreteria in data 20 febbraio 2020, quale dovrebbe essere il termine per appellarla?

Il canonico termine lungo di 6 mesi cadrebbe il prossimo 20 agosto 2020 in “pieno periodo di sospensione feriale”, pertanto in assenza della “sospensione Covid” il termine ordinario sarebbe il 20 settembre 2020.

Per il solo (speriamo) anno 2020 al suddetto “termine lungo” di 6 mesi dobbiamo aggiungere 64 giorni di sospensione Covid, da cui il termine per appellare la sentenza diverrebbe il 23 ottobre 2020.

La Cassazione ci dice che ad esso non possiamo aggiungere i 31 giorni della sospensione feriale in quanto già assorbita dalla sospensione Covid.

Per la verità, in dottrina non manca chi suggerisce, in via estremamente cautelativa, di tenere in considerazione addirittura il termine più restrittivo (nel nostro esempio il 20 settembre 2020) che nasce dalla considerazione della sola sospensione feriale in luogo di quella più “generosa” legata alla pandemia Covid, a riprova di come, in questo annus horribilis il lavoro del difensore tributario rasenti sempre di più quello del “chiromante”, mutuando l’espressione dall’autore dell’articolo apparso nelle pagine del nostro quotidiano e precedentemente oggetto di citazione.