Ufficializzato il versamento al 20 luglio, per molti ma non per tutti

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Ufficializzato il versamento al 20 luglio, per molti ma non per tutti

Autore: Redazione Fiscal Focus

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 162 del 29 giugno dell’atteso DPCM è stato ufficializzato il differimento dei versamenti delle imposte e dei contributi che derivano dal modello Redditi 2020, differimento che tuttavia non interessa tutti i contribuenti indistintamente.

Contribuenti che beneficiano della proroga– Al fine di individuare se si rientra tra i soggetti che potranno effettuare i versamenti derivanti da Redditi 2020 al 20 luglio, senza alcuna maggiorazione, dovrà essere verificato

  • Se il contribuente esercita un’attività rientrate tra quelle per le quali è stato approvato un modello ISA (a tal proposito, torna utile consultare l’elencazione fornita con le istruzioni generali al modello ISA).

Effettuato questo controllo, occorrerà verificare l’ammontare di ricavi o compensi tipici dell’anno oggetto di dichiarazione (2019), poiché laddove questi siano superiori alla soglia massima prevista ai fini ISA, la proroga non spetta. A tal proposito si ricorda che tale soglia è fissata in euro 5.164.569, ma è bene verificare il singolo ISA interessato. Ad esempio, come precisato dalle istruzioni parte generale, i soggetti rientranti negli ISA BG40U, BG50U, BG69U e BK23U dovranno determinare i ricavi considerando in aumento le rimanenze finali ed in diminuzione le esistenze iniziali valutate in base a quanto previsto dagli articoli 92 e 93 del TUIR.

Se l’ISA risulta approvato, ed i ricavi/compensi sono sotto la soglia massima, spetta il differimento del versamento al 20 luglio 2020, e ciò sia per il contribuente direttamente interessato, che per gli eventuali soggetti correlati, quali soci e coadiuvanti familiari.

Particolarmente importante è evidenziare il fatto che rientrano nella proroga anche:

  • i contribuenti in regime forfettario e gli ex-minimi (regime di vantaggio), sempre se esercitino un’attività per la quale è stato approvato ISA, per quanto questi soggetti non devono mai compilare ISA;
  • i soggetti per i quali l’ISA non sarà comunque compilato in quanto rientrante in una causa di esclusione o di inapplicabilità (es. inizio o cessazione attività nel periodo d’imposta, multiattività con attività secondarie superiori al 30%, periodo di non normale svolgimento).

Detto più semplicemente, l’unica circostanza nella quale la mancata compilazione dell’ISA preclude lo slittamento dei versamenti è quella del superamento della soglia di ricavi; in tutti gli altri casi, i versamenti vanno in prima scadenza al 20 luglio.

Per quanto sovra esposto, i soggetti rientranti nelle previsioni cui sopra dovranno effettuare tutti i versamenti emergenti dal modello Redditi entro il 20 luglio 2020, oppure versare entro il 20 agosto, in questo caso maggiorando le somme dello 0,4% in più a titolo di interesse corrispettivo.

Si presti attenzione al fatto che i “privati”, che non siano in qualche modo connessi ad un soggetto economico rientrante nella proroga, sono invece chiamati a rispettare il precedente calendario, e quindi primo termine 30 giugno 2020, con possibilità di versare al 30 luglio con lo 0,4% in più.

“Sconto”del saldo e primo acconto IRAP – Seguono i termini di versamento dei Redditi anche i versamenti IVA (se portata alla scadenza dei redditi), il diritto annuale CCIAA e l’IRAP, ma in questo caso ricordando che quest’anno entra anche in gioco la previsione di cui all’articolo 24 del D.L. 34/2020, che prevede che non sia dovuto il versamento del saldo IRAP 2019 relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, così come non è dovuto il versamento della prima rata di acconto 2020. Tutto ciò, se sono rispettate le condizioni poste dalla norma, ovvero:

  • l’agevolazione non spetta alle banche e gli altri intermediari finanziari, nonché alle imprese di assicurazione;
  • l’agevolazione non spetta ad amministrazioni ed enti pubblici.

Inoltre, è requisito essenziale che i ricavi o compensi riferiti al periodo d’imposta precedente a quello di entrata in vigore del D.L. Rilancio (ovvero anno 2019 per i soggetti aventi periodo coincidente all’anno solare) siano di ammontare non superiore a 250 milioni di euro.

Da non dimenticare, infine, che l’agevolazione IRAP si applica nei limiti e nelle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione Europea del 19 marzo 2020, ovvero:

  • l’aiuto complessivo non può superare 800 000 EUR per impresa sotto forma di sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili, agevolazioni fiscali o di pagamenti; entrano pertanto nel computo, ad esempio, anche il credito imposta affitti e il contributo a fondo perduto art. 25 D.L. 34/2020;
  • l’aiuto non può andare a favore di un’impresa “decotta”, ovvero può essere concesso solo a imprese che non erano in difficoltà al 31 dicembre 2019 e/o che hanno incontrato difficoltà o si sono trovate in una situazione di difficoltà successivamente, a seguito dell’epidemia di COVID-19.

Per la definizione di impresa in difficoltà occorre rifarsi all’articolo 2 del Reg. (UE) n. 651/2014. Trattasi di un’impresa che soddisfa almeno una delle seguenti circostanze:

  • a) nel caso di società a responsabilità limitata (diverse dalle PMI costituitesi da meno di tre anni o, ai fini dell’ammissibilità a beneficiare di aiuti al finanziamento del rischio, dalle PMI nei sette anni dalla prima vendita commerciale ammissibili a beneficiare di investimenti per il finanziamento del rischio a seguito della due diligence da parte dell’intermediario finanziario selezionato), qualora abbia perso più della metà del capitale sociale sottoscritto a causa di perdite cumulate. Ciò si verifica quando la deduzione delle perdite cumulate dalle riserve (e da tutte le altre voci generalmente considerate come parte dei fondi propri della società) dà luogo a un importo cumulativo negativo superiore alla metà del capitale sociale sottoscritto. Ai fini della presente disposizione, per «società a responsabilità limitata» si intendono in particolare le tipologie di imprese di cui all’allegato I della direttiva 2013/34/UE e, se del caso, il «capitale sociale» comprende eventuali premi di emissione;
  • b) nel caso di società in cui almeno alcuni soci abbiano la responsabilità illimitata per i debiti della società (diverse dalle PMI costituitesi da meno di tre anni o, ai fini dell’ammissibilità a beneficiare di aiuti al finanziamento del rischio, dalle PMI nei sette anni dalla prima vendita commerciale ammissibili a beneficiare di investimenti per il finanziamento del rischio a seguito della due diligence da parte dell’intermediario finanziario selezionato), qualora abbia perso più della metà dei fondi propri, quali indicati nei conti della società, a causa di perdite cumulate. Ai fini della presente disposizione, per «società in cui almeno alcuni soci abbiano la responsabilità illimitata per i debiti della società» si intendono in particolare le tipologie di imprese di cui all’allegato II della direttiva 2013/34/UE;
  • c) qualora l’impresa sia oggetto di procedura concorsuale per insolvenza o soddisfi le condizioni previste dal diritto nazionale per l’apertura nei suoi confronti di una tale procedura su richiesta dei suoi creditori;
  • d) qualora l’impresa abbia ricevuto un aiuto per il salvataggio e non abbia ancora rimborsato il prestito o revocato la garanzia, o abbia ricevuto un aiuto per la ristrutturazione e sia ancora soggetta a un piano di ristrutturazione;
  • e) nel caso di un’impresa diversa da una PMI, qualora, negli ultimi due anni:
  1. il rapporto debito/patrimonio netto contabile dell’impresa sia stato superiore a 7,5;
  2. e il quoziente di copertura degli interessi dell’impresa (EBITDA/interessi) sia stato inferiore a 1,0.