Versamento redditi a ottobre: formalizzati gli emendamenti al DL Agosto

borsa-2-jpg-min

Versamento redditi a ottobre: formalizzati gli emendamenti al DL Agosto

Autore: Redazione Fiscal Focus

Ora che le anticipazioni del MEF di settembre si sono tradotte in una serie di emendamenti presentati al cd. decreto di agosto D.L. 104/2020, sostanzialmente fotocopia tra loro, prende forma l’ennesima modifica al piano dei versamenti di Redditi 2020.

Ad essere inserito nel testo definitivo del decreto, laddove gli emendamenti venissero accolti, è la previsione che i soggetti di cui all’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 giugno 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 giugno 2020, n. 1621, che non abbiano onorato il versamento dei Redditi, possano eseguirli in assenza di sanzioni, entro il 30 ottobre 2020.

Tutto ciò, nel rispetto di una precisa condizione: l’aver subito una diminuzione del fatturato e/o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel primo semestre dell’anno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e comunque riconoscendo una maggiorazione dello 0,8%.

Ammesso e non concesso che tutto ciò si traduca in normativa in vigore, ovvero solo nel caso in cui gli emendamenti siano definitivamente approvati in sede di conversione del decreto in legge, è comunque indispensabile aver chiaro quali sono i contribuenti che potranno, eventualmente, avvalersi della disposizione cui sopra.

Innanzi tutto, non rientrano nella previsione cui sopra i “privati”, ovvero i soggetti non titolari di partita IVA, tranne nel caso in cui si tratti di soci o similari, come vedremo nel seguito.
La disposizione, infatti, si riferisce esclusivamente ai soggetti di cui all’articolo 1, commi 1 e 2, del D.P.C.M. 27 giugno 2020; con tale decreto era stato disposto il differimento al 20 luglio 2020 dei termini riguardanti gli adempimenti dei contribuenti relativi a imposte e contributi, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, rispetto alla scadenza originaria del 30 giugno.

Di conseguenza, ad essere interessati sono esclusivamente i cosiddetti “soggetti ISA”, ovvero “i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell’economia e delle finanze e soggetti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale o che presentano cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi, compresi quelli che adottano il regime di cui all’art. 27, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nonché quelli che applicano il regime forfetario di cui all’art. 1, commi da 54 a 89 della legge 23 dicembre 2014, n. 190”. Ricompresi anche “i soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, aventi i requisiti indicati”.

In sintesi, utilizzando termini più semplici e, speriamo, comprensibili, stiamo parlando di contribuenti titolari di partita IVA, a condizione che gli stessi:

  1. svolgano un’attività per la quale sono stati approvati ISA;
  2. anche nel caso in cui non sia stato compilato ISA in forza di una causa di esclusione (ad esempio inizio o cessazione attività) oppure in quanto si tratta di contribuenti aderenti al regime forfettario e dei minimi, ma con espressa esclusione dei contribuenti che non hanno compilato ISA per superamento della soglia massima di ricavi.

In due parole, si tratta dei contribuenti che avevano potuto versare entro il 20 luglio (20 agosto con lo 0,4% in più). Ora, però, si aggiunge un’ulteriore condizione. È infatti necessario che tali contribuenti incorsi in un calo di fatturato/corrispettivi di almeno il 33% nel primo semestre 2020 rispetto al primo semestre 2019.

Questi contribuenti potranno effettuare il versamento dei Redditi a partire dal 30 ottobre 2020 (si ritiene potendo anche rateizzare, ma sempre tenendo conto del termine massimo di novembre), maggiorando le somme dello 0,8%, in luogo dello 0,4% ordinariamente dovuto per lo slittamento dal 20 luglio al 20 agosto.

Nel rispetto delle condizioni sovra elencate, la possibilità di versare imposte e contributi emergenti dai Redditi ad ottobre si estende automaticamente anche ai soggetti “fiscalmente collegati” (soci, coadiuvanti) al contribuente soggetto ISA che rispetta la condizione del calo di fatturato richiesta.

A tutto ciò, si badi bene, si aggiunge l’ulteriore condizione di non aver già ottemperato in precedenza, magari versando una rata ad agosto. Infatti, la previsione è specificatamente destinata a coloro che non abbiano già in precedenza onorato il versamento (si ritiene, anche solo in parte), e viene altresì espressamente previsto che non si fa luogo alla restituzione degli importi già versati.

Detto in altri termini, chi ha onorato il versamento in precedenza né potrà richiedere la restituzione delle somme per far slittare ulteriormente il versamento (ipotesi più che remota, non fosse altro perché sconveniente dal punto di vista finanziario), né potrà cambiare la rateizzazione in corso, rateizzazione che in ogni caso, come si è detto, dovrà concludersi entro novembre visto che l’emendamento, per come scritto, costituisce solo l’ultimo paracadute a favore di coloro che non sono riusciti a versare ad agosto, ma nulla di più.

Un paracadute, peraltro, del quale presumibilmente potranno giovarsi pochi contribuenti, visto che a dover essere confrontato è un intero semestre, mentre la fase di lockdown è stata (fortunatamente) ben più breve. Con questo non si vuole certo assumere che i fatturati siano ripartiti immediatamente con la riapertura delle attività, tuttavia, ma considerando l’effetto delle riaperture stesse in aggiunta al fatto che nel semestre siano inclusi anche gennaio e buona parte di febbraio – periodi nei quali la reale emergenza era ancora assente o quanto meno limitata a precise aree geografiche – risulta intuitivo immaginare che molti resteranno fuori da quest’ultima possibilità di versamento.

In ogni caso, si tratta di una possibilità che potrà essere d’aiuto a qualche contribuente ma che, certamente, non offre alcun sostegno ai consulenti che avessero confidato in una reale riapertura dei termini, posto che la richiesta avanzata – dai Commercialisti in primis – di svincolare da cali di fatturato il pagamento ad ottobre non è stata accolta.